About

1
 

Luigi Marchione: il mestiere di scenografo

Creato il 18 aprile 2016 da Onesto_e_spietato @OnestoeSpietato

Ermanno Olmi, Franco Zeffirelli, Luca Ronconi, Ridley Scott, Guy Ritchie. Ma anche Gianni Quaranta, Alessandro D’Alatri, Carlo Verdone, Francesca Archibugi. Luigi Marchione è stato scenografo per mezzo cinema e teatro italiano. E da qualche anno ha cominciato a conquistare anche registi stranieri.

luigi marchioneClasse 1957, Luigi Marchione è senza dubbio uno dei non plus ultra del cinema e del teatro, in Italia ma anche fuori dai nostri confini. Una carriera lunga trent’anni, costellata di plausi e premi (su tutti i due Nastri d’Argento e i due David di Donatello per la migliore scenografia vinti per Il mestiere delle armi e Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi). Una carriera cominciata nel 1979 con La luna di Bernardo Bertolucci, passando per il teatro d’Opera di Zeffirelli e le esperienze in Inghilterra.
Ho avuto il piacere di intervistare Luigi Marchione per il magazine Words in Freedom. Dalle prime esperienze all’Accademia di Belle Arti di Frosinone fino ai più recenti successi, un’intervista da cui c’è solo da imparare e rimanere abbagliati. Luigi Marchione ci regala i suoi ricordi (e una serie di meravigliosi bozzetti di scena), aprendo una finestra su un mestiere, quello dello scenografo, che troppo spesso trascuriamo.
Leggi l’intervista a Luigi Marchione su Words in Freedom!
Johnny Depp is in talks to star for director Kenneth Branagh in the Murder On The Orient Express remake. This comes after Angelina Jolie stepped out. The pic is moving fast: Depp will star with Branagh, who’ll play detective Hercule Poirot in a script that Blade Runner 2 scribe Michael Green adapted from Agatha Christie’s novel. Steve Asbell overseeing the production for Fox.
The film is based on one of Christie’s best-known books. First published in 1934, the novel tells of the intrigue that begins after an American businessman is murdered aboard the famed train. Poirot tries to unravel the whodunit. Branagh will produce with Ridley Scott, Simon Kinberg and Mark Gordon. Michael Schaefer and Aditya Sood will also produce in some capacity. James Prichard, the author’s great grandson and chairman of Agatha Christie Ltd., and Hilary Strong, CEO at Agatha Christie Ltd., will executive produce.
UTA reps Depp.
An all-star cast, led by Johnny Depp, Michelle Pfeiffer and Daisy Ridley, is joining director Kenneth Branagh on 20th Century Fox’s new feature film adaptation of Agatha Christie’s acclaimed mystery Murder on the Orient Express, it was announced today by TCF president Emma Watts.
In addition to directing the film, Branagh, a five-time Academy Award®-nominee, will star as detective Hercule Poirot. Depp portrays Ratchett; Pfeiffer is Mrs. Hubbard and Ridley plays Mary Debenham.
Oscar winner Judi Dench portrays Princess Dragomiroff, while Lucy Boynton is Countess Andrenyi. Tom Bateman plays Bouc, acclaimed stage actor and Tony winner Derek Jacobi portrays Masterman, Michael Peņa is Marquez, and Hamilton star Leslie Odom Jr. plays Doctor Arbuthnot. The ensemble is nearly complete, but there are still a few key roles left to cast.
Murder on the Orient Express begins production in November, in London.
Commented Kenneth Branagh: “Christie’s ‘Murder’ is mysterious, compelling and unsettling. I’m honoured to have this fantastic group of actors bring these dark materials to life for a new audience”.
Ridley Scott (The Martian), Simon Kinberg (The Martian, X-Men: Days of Future Past), Mark Gordon (Steve Jobs) and Branagh will produce the film. Michael Schaefer, Aditya Sood and Judy Hofflund will also produce. Michael Green (Blade Runner 2) wrote the screenplay, with Steve Asbell overseeing the production for Fox.
Agatha Christie’s novel, published in 1934, is considered one of the most ingenious stories ever devised. It revolves around a murder onboard the famous train, and Belgian detective Hercule Poirot must solve the case – but there are a number of passengers who could potentially be the murderer.
James Prichard and Hilary Strong, both of Agatha Christie Ltd., will executive produce.
Prichard commented: “It is always thrilling for us to see the stellar casting that Agatha Christie film adaptations attract. It is fantastic to have Kenneth Branagh at the helm of this new adaptation of Murder On The Orient Express and we are extremely excited about the cast he is bringing aboard”
Agatha Christie’s novel, published in 1934, is considered one of the most ingenious stories ever devised. The novel revolves around a murder on board the famous train. Belgian detective Hercule Poirot must solve the case, but there are a number of passengers who could potentially be the murderer. 

In addition to directing the film, Branagh, a five-time Academy Award®-nominee, will star as detective Hercule Poirot. Depp portrays Ratchett; Pfeiffer is Mrs. Hubbard and Ridley plays Mary Debenham.
Read more at http://www.comingsoon.net/movie/murder-on-the-orient-express-2017#EFoAUpXOtycOedm7.99

Murder on the Orient Express is an upcoming American mystery film directed by Kenneth Branagh. The screenplay by Michael Green is based on the 1934 novel of the same name by Agatha Christie. The film stars Branagh, Tom Bateman, Lucy BoyntonOlivia ColmanPenélope CruzWillem DafoeJudi DenchJohnny DeppJosh GadManuel Garcia-RulfoDerek JacobiMarwan KenzariLeslie Odom Jr.Michelle PfeifferSergei Polunin, and Daisy Ridley. Scheduled to be released on November 22, 2017, by 20th Century Fox, the film is the second motion picture adaptation of Christie's novel, following Sidney Lumet's 1974 version.
https://www.youtube.com/watch?v=bwTFXVdbeEw

The Mummy is an upcoming American film directed by Alex Kurtzman and written by Jon Spaihts and Christopher McQuarrie. It is a reboot of The Mummy franchise[1] and the first installment in the Universal Monsters shared universe.[2][3] The film stars Tom CruiseSofia BoutellaAnnabelle WallisJake JohnsonCourtney B. Vance and Russell Crowe. The film is scheduled to be released on June 9, 2017.
Thousands of years ago, an ancient princess (played by Sofia Boutella), whose destiny was unjustly taken from her, was mummified and entombed in an ancient tomb buried deep beneath the desert. She was awakened in the contemporary world, bringing with her a malevolent grudge that has grown over millennia and terrors that will defy all of humanity.
http://io9.com/lo-the-incredible-visual-fx-of-exodus-revealed-in-befo-1681848146





Lo, The Incredible Artwork of Exodus, Revealed In Before And After Pics






Caracalla show at ROHM a tribute to Oman «Exodus». Il film di Ridley Scott scatena la Guerra Santa

Anche gli Emirati Arabi vietano il kolossal su Mosè

Exodus
Cinema nel vortice della censura. Dopo il caso di «The Interview» condannato dalle autorità della Corea del Nord, in queste ore un’altra pellicola è nell’occhio del ciclone. Si allarga il muro della polemica contro «Exodus: Gods and Kings»», il film di Ridley Scott sulla fuga biblica di Mosè dall’Egitto. Gli Emirati Arabi si sono appena aggiunti alla condanna di Egitto e Marocco.
I primi a muoversi contro Scott sono stati proprio gli Egiziani che hanno accusato il film di «sionismo» perché «non sono stati gli Ebrei a costruire le Piramidi». Il Cairo ha avuto da ridire anche sul miracolo della divisione delle acque che, nel film, viene attribuita a un terremoto. Per questo la pellicola viene osteggiata, proprio perché contiene «imprecisioni storiche».
Sulla cia dell’Egitto si sono mosse anche le autorità del Marocco. Un delegato del centro cinematografico di Rabat sostiene, infatti, che il film contiene una scena di «rappresentazione divina» quando un «bambino offre la rivelazione al profeta Mosè». In altre parole «rappresenta Dio».
È di ieri la notizia che il kolossal di Ridley Scott non uscirà nemmeno nelle sale cinematografiche degli Emirati Arabi. Juma Obeid Al Leem, a capo del Media Content Tracking al National Media Council, conferma: «Stiamo esaminando il film e riteniamo che contenga molti errori non solo per quanto riguarda l’Islam ma anche le altre religioni. Non arriverà quindi nelle sale degli Emirati Arabi».
A tutto questo si aggiungono le obiezioni arrivate perfino da oltreoceano. Negli Stati Uniti si è contestato il fatto che gli attori di colore hanno interpretato prevalentemente i ruoli di schiavi e ladri, mentre i ruoli di Mosè e dei faraoni egiziani sono stati affidati ad attori bianchi. Negli Usa, però, la pellicola è già uscita nelle sale e, nelle prime due settimane di programmazione, ha incassato 39 milioni di dollari.
Non è un caso, infatti, che le polemiche e le censure preventive dei film facciano poi molto bene ai risultati del botteghino. Dopo le polemiche con le autorità di Pyongyang e le azioni di boicottaggio messe a punto dagli hacker, «The Interview» ha fatto registrare incassi online per un totale di oltre 15 milioni di dollari. Ottimi anche i risultati al cinema, dove la pellicola ha ottenuto 2.8 milioni di dollari dall’uscita a Natale.
Siamo certi che «Exodus» non sarà da meno. Mentre scriviamo, secondo fonti locali, in Rete sta già girando una versione pirata con sottotitoli in arabo, destinata a diffondersi a macchia d’olio. E pensare che «Exodus» va ad aggiungersi alla lunga lista di film censurati in Marocco che comprende, tra gli altri, «Love Actually», la commedia romantica con Hugh Grant, e «BraveHeart» con Mel Gibson ma anche pellicole bibliche come «Noah» di Darren Aronofsky con Russel Crowe nei panni del protagonista. In questo caso, però, la curiosità è che Ridley Scott è particolarmente affezionato al Marocco, dove ha già girato nel 2004 «Le crociate - Kingdom of Heaven».
E pensare che il 15 marzo 2013 Ridley Scott dichiarò che voleva Christian Bale come interpreteprincipale del film. Ad agosto lo stesso attore confermò che avrebbe interpretato Mosè. Lo stesso giorno Joel Edgerton si unì al cast nel ruolo di Ramses e la produzione fu fissata per settembre. Lo studio di produzione cominciò nelle città spagnole di Almería e Pechina i casting per 3000-4000 comparse e circa 1500 comparse furono reclutate a Fuerteventura. Il 27 agosto Aaron Paul entrò nel cast come Giosuè. Sigourney Weaver, Ben Kingsley e John Turturro entrarono in trattative per partecipare al film. Il 27 marzo la 20th Century Fox cambiò il titolo del film in «Exodus: Gods and Kings».
Una cosa è certa: censure e polemiche aiutano la promozione e il marketing dei kolossal cinematografici. Il 15 gennaio è vicino e non è facile prevedere che, all’uscita del film nelle sale italiane, saremo tutti lì in fila, curiosi di vedere coi nostri occhi le scene che tanto scalpore hanno suscitato in giro per il mondo.
Carlo Antini
Lo scorso anno i cinema ci hanno “regalato” il Noah folle e poco legato al passato di  Darren Aronofsky, il 2015 invece inizia con il biblico kolossal di Ridley Scott,uno che a questo genere di filmoni non è nuovo.
Ridley si approccia alla storia di Mosè,colui che liberò gli ebrei dalla schiavitù egizia,con in mano il libretto delle giovani marmotte aperto sul capitolo “atei che non vogliono fare inca…re nessuno” inutile dire che ha fallito su diversi fronti.
In contrasto con tutti i suoi predecessori visti alle prese con l’esodo il regista sceglie ,proprio come il sopracitato Noah, di dare un taglio personale alla storia,molto più action e con un protagonista che molla le vesti del  vecchio saggio balbuziente ed entra in quelle del giovane che sventra nemici da generale egiziano,un Massimo Decimo Meridio d’egitto fatto e finito tanto che  per una prima parte della pellicola le similitudini con Il gladiatore sono totali,sceglie anche di reinterpretare a modo suo le piaghe rendendole “più umane” ( vedi l’uso dei coccodrilli ed i tentati di renderle razionali) e dando loro un senso molto diverso.
La diversità di senso delle piaghe è dovuta al ruolo affidato da Scott a Dio,che qui appare come un bambino capriccioso che ancora deve maturare e che impaziente e stanco dei metodi che vuole utilizzare Mosè lo umilia mostrando la diversità fra loro,se il primo punto ad essere furtivo e fare azioni militari alla Robin Hood,DIo passa al bombardamento a tappeto,vuole la resa subito ,vuole la distruzione dei suoi nemici più che la salvezza del popolo eletto.
Nell’interpretazione del regista della biblica fuga però Dio non è il fulcro su cui ruota la trama ,tutto è orientato su ramsses || e Mosè ,sul loro odio\amore e su come l’appartenere a diversi popoli possa cambiare tutto.
Il cast è in larga parte sprecato Christian Bale e Joel Edgerton giganteggiano su 2 popoli tanto grandi quanto anonimi,vera pecca del film questa totale mancanza di spessore dell’ universo dei personaggi che vivono la storia ,popolo ebreo su tutti,John Turturro,Aaron Paul,Ben Kingsley ,Sigourney Weaver  sono sventolati in locandina ma poco presenti sullo schermo,a parere mio una scelta insensata.
La pellicola non racconta nella sua interezza L’esodo,decide di terminare tutto con l’attraversata del mar Rosso e passare sul resto a volo d’aquila mostrandoci solo la scrittura dei 10 comandamenti e un immagine di Mosè diventato vecchio durante il viaggio, ma Ridley ha dichiarato che probabilmente ne uscirà una versione final cut da ben 4 ore ( buona fortuna a chi lo vedrà).
Il film paga in parte un eccessiva europeizzazione dei personaggi,tutti caucasici i protagonisti ed il 90% del cast ad esclusione di qualche personaggio di colore ma di puro contorno,ovvio senza grandi nomi nessuno tira fuori i soldi per un kolossal di questa portata , ma se escludiamo Bale e Edgerton i 2 protagonisti veri e propri,tutti gli altri sono cosi marginali che potevano benissimo essere attori di livello magari inferiore ma con origini di quell’area geografica,la resa grafica della pellicola per me ne avrebbe tratto giovamento,totalmente pessima la scelto di europeizzare perfino i tratti della sfinge .


Sat, 25 May 2013
By Kabeer Yousuf — The Caracalla performance at the spectacular Royal Opera House Muscat (ROHM) on May 28 is going to be a tribute to the Sultanate of Oman and to the wise leadership of His Majesty the Sultan. ‘Caracalla Dance Theatre’, Lebanon’s leading troupe which had its first Oman performance during the iconic ROHM’s pre-launch season two years ago, is all thrilled to perform at the landmark centre of cultural confluence in the Gulf state on three consecutive days.

“Our performance in Oman will be a tribute to this wonderful country that boasts one-of-its-kind opera house in the world and to His Majesty Sultan Qaboos whose generosity and love for classical music are behind the elevation of such an edifice in the Middle East”, Ivan Caracalla, Director of the Troupe, said. The troupe needs no introduction as the decades-old ensemble has already made it to all the nook and corner of the world where people love opera performances.

Caracalla Dance Theatre is Lebanon's leading folkloric dance company, which can also be called Beirut’s cultural troupe as it relates to prestige and tradition of the nation. Inspired by the acceptance and influence of opera performances across the globe, Abdel Halim Caracalla founded the Caracalla Dance Theatre in 1970. Abdel was born in Baalbek 1369387255248422300 and studied in New York with Martha Graham in the 1960s. Baalbek is a city known for its annual international cultural event, the Baalbek International Festival. He envisioned creating a new language in dance that merged Western and Oriental techniques.

The ambitious Caracalla Dance Theatre had its international debut at the Festival of Osaka in Japan in 1972 and since then the company has been travelling extensively all over the world and in particular in North America and Europe. He continues to be the artistic director of the dance company and closely co-operates with his son Ivan who is a Director, and his daughter Alissar who is a choreographer.

Caracalla is particularly known for telling stories through dance. The troupe was highly acclaimed for a performance they did in England in which they told the story of Taming of the Shrew through dance. The troupe’s choreographic style tends to be a fusion of debke with modern dance. Some of the troupe’s major performances include Mystery of the Bizarre (1974) — World Tour, The Black Tents (1978) — World Tour, Shot of Glory (1980) — World Tour, Taming of the Shrew (1982) — World Tour, Echoes (1985) — World Tour, Midsummer Nights’ Dream (1990) — Lebanon, Elissa, Queen of Carthage (1996) — Beit Mery, Lebanon 1369383265227335100 Andalusia, the Lost Glory (1997)- Baalbeck International Festival, Lebanon, Much Ado About Nothing (1999) — Baalbeck International Festival, Lebanon, Andalusia, the Lost Glory (1999) — Peacock Theatre, London, UK, Two Thousand and One Nights (2001) — Baalbeck International Festival, Lebanon, Two Thousand and One Nights (2003) — BIEL, Beirut, Lebanon, Two Thousand and One Nights (2003) — Peacock Theatre, London, UK, The Villager’s Opera! (2006) — Baalbeck International Festival, Lebanon, and Knights of the Moon (2007-2008) — Forum de Beyrouth, Casino du Liban.

“We are privileged to host the Caracalla Dance Theatre at the ROHM as the family-owned troupe has made it in the world map of opera performance”, Radhiya Ghulam Hussain al Zadjali, Interim Sales Manager, said. “Kan Ya Ma Kan” (Once Upon a Time), the Caracalla’s performance in Muscat, is a theatrical trilogy divided into ‘Scheherazade’, ‘Oriental Market’, and ‘Folklore’ which are set to take the music lovers through a promenade of diverse phases of life, love, joy, achievement, pride and so on and so forth. “The last scene of this trilogy presents a folkloric image specially dedicated to the Sultanate of Oman, which narrates the story of culture, love, humanity, and peace in this pearl of the Gulf of Arabia”, Ivan narrated.

A number of artistes are lined up on stage 1369383270027335400 and behind the stage for the mega performance in Muscat. They include Sergio Metalli (Visuals and Projection), Luigi Marchioni (Scenography), Vinicio Cheli (Lighting Design), Giancarlo Gennaro (Sound Design), Hoda Haddad, Joseph Azar, and Simon Obeid (Star Guest Singers), Rifaat Torbey, Gabriel Yammine, and Tony Aad (Star Guest Actors), Berge Fazilian (Special Guest Appearance), Omar Caracalla (Folklore Star), Maestro Hisham Gabr (Musical Introduction of Folklore Act), and is conducted by Maestro Harout Fazlian. Abdel Halim Caracalla is also taking care of the costume design, folklore melody and lyrics. Music is adapted from the legendary musicians Nicolai Rimsky Korsakov and Maurice Ravel. Maestro Mohammed Reza Aligholi is the Music Adviser and Supervisor, while Saeed Ansari takes the part of Music Co-ordination.







E l’Oscar del porno va a… Come ogni anno dal 1984 si sono tenuti a Las Vegas gli AVN Awards, oramai considerati da tempo il maggior riconoscimento mondiale per il cinema hard. A fare man bassa di premi per l’edizione 2017 è stato il film Suicide Squad XXX: An Axel Braun Parody con ben 9 statuette che, per chi non lo sapesse, sono color oro come quelle dell’Academy ma sul piedistallo hanno rappresentata una coppietta che copula. Il film del veterano Axel Braun ha vinto come film dell’annomiglior attrice protagonistamiglior parodiamiglior art directionmiglior scena a tre boy/boy/girlmiglior regia e sceneggiatura di parodia; miglior make-up; miglior scena “non sex”. Già, perché le categorie in concorso agli AVN sono decine e decine e soprattutto spaziano tra le performance e la messa in scena dei pornocome tra i nuovi sex toys sul mercato. I premi sono infatti distribuiti ed assegnati dalla rivista Adult Video News che assieme alla serata di premiazione, quest’anno condotta dall’astro nascente Riley Reid e dalla collega più dedita alle camlive Aspen Rae, organizza anche una parallela e seguitissima fiera del porno.
Dicevamo dell’apoteosi Suicide Squad XXX. A saltare all’occhio è soprattutto la vittoria di Kleo Valentien, 31enne texana, come miglior attrice nei panni di Harley Quinn che nel film di David Ayer è interpretata dalla bionda Margot Robbie. Miglior attore maschile 2017 è invece Xander Corvus per The preacher’s daughter, film tragico dall’anima country con il bel Xander bad boy di provincia in camiciona a quadri e chitarrina che si “innamora” della figlia del predicatore di un paesino del Sud degli States che per vergogna si vendicherà del ragazzo. Miglior regista è invece risultato per il terzo anno consecutivo Greg Lanksy per Natural Beauties, atmosfere ovattate per l’esordio della giovanissima Kendra Sunderland. Tra le decine di premi ve ne elenchiamo soltanto alcuni che a nostro insindacabile giudizio meritano più di altri davvero minori, un po’ come accade alla Notte degli Oscar di fronte al miglior missaggio del suono. Allora, pornostar emergente 2017 risulta Holly Hendrix, che ha come ultimo titolo in carriera Squirt Gangbang volume 5.  L’AVN come miglior scena anale 2017 lo vincono Manuel Ferrara e Megan Rain per Anal Models.

Miglior film BDSM è Deception: A XXX Thriller con l’espertissima Veruca James persa nel bosco che si ritrova legata e brutalizzata da nientemeno che The Pope, regista, sceneggiatore e attore del film, nonché tra i creatori del celebre sito bdsm kink.com. Come miglior Gonzo Movie trionfa Angela Loves Gonzo, mentre per l’evergreen Best Interracial Movie ecco vincere My First Interracial 7. La miglior scena di gruppo, alla faccia di chi dice che i sequel valgono meno degli originali, arriva da Orgy Masters 8 con uno stuolo di pornostar davvero di lusso: Jojo Kiss, Katrina Jade, Casey Calvert, Goldie Rush, Keisha Grey, Prince Yahshua, Lexington Steele, Rico Strong. Sempre sulla falsariga di quell’ironia da buontemponi dove il porno sarebbe solo la ripresa improvvisata di una scena di sesso ecco a smentire l’assunto la vittoria in due categorie chiave come miglior sceneggiatura e miglior colonna sonora di The Submission of Emma Marx: Exposed una raffinatissima versione davvero strong di Cinquanta sfumature di grigio con la matura Penny Pax a fare da schiava. Infine si portano a casa il loro AVN Awards 2017 anche la miglior ditta di oggetti fetish (Stockroom), quella dei migliori preservativi (Trojan), e quella come miglior boutique di sex toys che è la Cupid’s Closet di Westchester in California. E per noi ogni volta che un AVN Awards si conclude riflettiamo e ammiriamo la fatica dei selezionatori AVN che hanno dovuto tagliare il nodo gordiano e scegliere definitivamente un solo titolo per singola categoria di fronte a migliaia di film usciti in un anno. Un lavoraccio. Bravi.
Ridley Scott’s planned followups to Prometheus and Blade Runner are both sitting on a block of ice (…for now); hence, Scott will move from directing the drug crime tale The Counselor – opening this fall – to Exodus, a Biblical epic based on the life and times of Moses. Oscar-winner/former Batman Christian Bale will be headlining Scott’s film as the well-known prophet (featured in the Book of Exodus); meanwhile,Joe Edgerton has been cast as Moses’ adopted brother-turned bitter rival, the Egyptian ruler Ramses.
20th Century Fox has scheduled Exodus to reach theaters just a couple weeks before Christmas Day 2014. It’s a logical move, seeing how movies with overt religious content and/or symbolism has either managed to flourish (see: Chronicles of Narnia: The Lion, The Witch and the Wardrobe) or turned a profit at the box office (see: The Nativity Story) during previous Winter Holiday seasons. Of course, that means Scott will need to begin principal photography on Exodus in a matter of months, in order to make that premiere date.
Casting for Exodus has certainly begun to pick up speed, asDeadline is reporting that several new actors and actresses are closing out deals to appear in the film. This news comes just two weeks after Edgerton was reported to be onboard; by comparison, five months passed between reports about Bale and Edgerton showing interest in Scott’s project (translation: everything is coming together at a healthy pace). As it stands, the supporting cast for Exodusnow looks to include Aaron Paul (Breaking Bad) playing the Hebrew slave Joshua, Sigourney Weaver (Avatar) as Ramses’ mother Tuya, Oscar-winner Ben Kingsley (Ender’s Game) as an as-yet nameless Hebrew scholar, and John Turturro (Fading Gigolo) playing Ramses’ father Seti.
Aaron Paul will play Joshua in Ridley Scott’s film ‘Exodus’
Scott has managed to assemble an impressive acting roster for Exodus, though a number of his choices – where it concerns the members of Egyptian royalty and heritage – are bound to open up the can of worms that is the Ancient Egyptians race controversy. Not to mention, the casting of Australian Edgerton as Ramses has already stirred up the longtime debate about when Hollywood casting decisions amount to white-washing history – and how far should filmmakers go, when it comes to balancing the need to be culturally-sensitive with a desire to draw from the strongest acting talent available to them.
For my money, I’ll just point out that all of the people onboard for Exodus are capable of being acting forces to reckon with (when the script/direction is strong). Moreover, with Scott bringing his legendary visual sensibilities to the proceedings – working from a revised script draft that was written by Oscar-winner Steve Zaillian (Moneyball) based on the pitch from Adam Cooper and Bill Collage (Tower Heist) – there’s little to no reason to doubt that Exodus will be a respectful attempt to do right by the Biblical source material – in the hopes of producing a majestic piece of ancient world cinema.

Ridley Scott’s “unconventional depiction of God” in Exodus

February 12, 2014 By Peter T. Chattaway 3 Comments
Many blogs were quick to note The Hollywood Reporter’s story today on the making of Noah. Few if any, however, noted a sidebar to the Reporter story which gave a nod to the other two Bible movies coming out this year, i.e. Son of God and Ridley Scott’s Exodus.
The sidebar doesn’t offer much new info about either of those films, but it does include this bit about Exodus: “Details are scarce, but sources tell THR that Scott, anavowed agnostic, has chosen an unconventional depiction of God in the film. If so, it faces the same challenge in wooing religious audiences as Noah does.”
That’s a pretty vague statement, but it gives you a sense of the kind of buzz this film is getting within the industry. And I can’t say it surprises me at all, as Scott has always seemed like an odd fit for the Moses story — mainly because, beyond his general agnosticism, he has also tended to be skeptical wherever quests for promised lands are concerned. See, e.g., his depiction of Christopher Columbus in 1492: Conquest of Paradise (1992), or his depiction of the Crusaders in Kingdom of Heaven (2005), or even his space explorers in Prometheus (2012). The protagonists in these films all go on quests or pilgrimages of some sort and come out disappointed in the end.
Then again, perhaps Scott’s sensibilities aren’t that far off the mark. After all, the biblical Moses is frequently frustrated by his stiff-necked brethren, and he ends up dying before the Israelites enter the Promised Land. So there’s certainly room to play with the idea that Moses, himself, was a disappointed quester of some sort.
The real question is what Scott intends to do with the character (for lack of a better word) of God. The film will still allow for signs and wonders, apparently — last year he told Empire magazine the film will “have to” include the parting of the Red Sea — but beyond that, there are all sorts of ways Scott could shape the material.
As ever, we’ll just have to wait until December 12 — exactly ten months from today — to see how, exactly, this movie turns out. And while I can’t quite say I’m “intrigued” by what Scott is up to, I’m certainly curious. Stay tuned and all that.
Update: Coincidentally, a reader just tipped me off to this article on Exodus that just appeared in the April issue of Total Film, in which Joel Edgerton, who plays the Pharaoh Rameses, makes a somewhat enigmatic comment:
“The scale of it is epic,” he muses, “but within that, Ridley and [screenwriter] Steve Zaillian really kind of draw into a sense of reality and find touchstones for how there’s a plausibility to the plagues and these grand things, so there’s still a sense of magic and awe, but also potentially within that mystery there’s something to hold onto.”

Next year sees a brace of Biblical epics, starting with Darren Aronofsky's Noah and finishing with Ridley Scott's Exodus, a retelling of the story of Moses, with Christian Bale stepping into Charlton Heston's massive sandals as the prophet and exodus-leader. Here, we see the former Batman in his days as an adoptive prince of Egypt, riding a very shiny horse and dressed in duds that would not disgrace Gandalf the White.
Moses was found, traditional has it, as a baby in the bullrushes, abandoned by a desperate mother when the then-Pharaoh ordered the murder of male newborns among his slaves. Found by the Pharaoh's daughter, he was raised with the royals, alongside the future Rhamses II (Joel Edgerton here). But a burning bush speaking with the voice of his people's god convinced Moses to lead the Israelite slaves to freedom, leading to the parting of the Red Sea and a 40-year trek through the desert. Where's a GPS when you need it, eh?
The 1956 Cecil B. De Mille film The Ten Commandments is one of the main reasons that people talk about epics being on "a Biblical scale", and we expect this to be similarly huge in scope; there are already reports of thousands of extras being cast on the film's Spanish sets.
Exodus also stars Aaron Paul, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, John Turturro and Indira Varma, and hits UK cinemas on December 5, 2014. For much more on the film, pick up the new issue ofEmpire in either print or digital form, for our look ahead at the coming year.

Production[edit]

In 2007, Director Alex Proyas was hired by Universal Pictures to direct the film Dracula: Year Zero.[10] The film was to be produced by Michael De Luca and filmed in Australia.[11] Later, Universal ended the deals with Proyas and Worthington because of the high budget. It was then announced on February 10, 2012 by Deadline that Irish director Gary Shore was in talks to direct.[3] Matt Sazama and Burk Sharpless wrote the script for the new film.[12] On April 25, 2013, The Hollywood Reporter confirmed that Universal Pictures had announced that the film would be released on August 8, 2014.[13] On May 20, 2013, First Minister of Northern IrelandPeter Robinson and Deputy First Minister of Northern Ireland Martin McGuinness announced that Universal would film Dracula in August in Northern Ireland.[14] On August 29, 2013, Variety reported that Legendary Pictures was considering co-financing the film.[15] Legendary's involvement in production was confirmed in May 2014.[16]

Casting[edit]

On January 25, 2010, it was announced that Sam Worthington was in negotiations to play Vlad the Impaler, with the film set to release in 2011.[17] Later on August 19, Worthington was confirmed to star in the film.[18] On February 10, 2012, Deadline confirmed that Universal closed the deal with Worthington.[3] On April 8, 2013, actor Luke Evans joined the cast, replacing Worthington to play the role of Vlad the Impaler, the man who would become the mythological bloodsucker Dracula.[4] On May 2, 2013, Sarah Gadon joined the cast to star alongside Evans.[5] On May 8 Variety announced that Dominic Cooper was in talks to join the cast.[6] On July 11, 2013, Zach McGowan also signed on, to play the role of Shkelgim, a gypsy chief.[9] On July 26, Samantha Barks joined the cast to play a character from Eastern European folk tales known as Baba Yaga, a beautiful young woman who transforms into a savage witch.[7] Along with Barks more cast was added, including Charlie Cox, Ferdinand Kingsley, William Houston and Thor Kristjansson; who would play the role of Bright Eyes, an Eastern European taken as a slave as a young boy and now an assassin in the Ottoman Army.[8] Art Parkinson then joined on to play the role of Ingeras, son of Dracula.[8]

Filming[edit]

On May 20, 2013, Universal confirmed that shooting will take place in Northern Ireland from August to November 2013.[19] The film's shooting officially began on August 5, 2013, starting in Roe Valley Country Park in NI.[20] The production company received permission for two days of shooting, on August 5 and 6, to film scenes in the park.[21] Other location shooting took place throughout Northern Ireland.[22][23]
 

 
di Marco Minniti pubblicata il 29 febbraio 2012
Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre individui molto diversi tra loro, che però hanno qualcosa in comune: tutti e tre padri, tutti e tre separati e tutti e tre vittime di una crisi economica che non risparmia nessuno. Il primo è un ex discografico di successo che ora vive nel retrobottega del suo negozio di vinili, perennemente immerso nel passato, musicale e non; il secondo è un critico cinematografico ora ridottosi a scrivere di gossip, che dopo la separazione con ...
Rassegna stampa
  • Posti in piedi in Paradiso - la recensione
di Davide De Lucca - ondacinema.it pubblicata il 06 marzo 2012
A due anni di distanza dal deludente "Io, loro e Lara", Carlo Verdone torna con una commedia più brillante e ispirata, sempre con un occhio all'attualità e venata dalla solita malinconia, che però ultimamente si fa più melensa, a tratti indigesta. E infatti anche in questo contesto di padri separati e single più o meno attenti, più o meno presenti, e di figli più saggi dei genitori, su questo sfondo di un presente di difficoltà economiche, la retorica si trova sempre dietro l'angolo e la sceneggiatura non riesce a evitare soluzioni semplicistiche. C'è il rischio che il precariato, sempre più usato come pretesto narrativo, si appiattisca sullo sfondo, e che l'insistenza nel voler fotografare situazioni d'attualità e rapporti genitori-figli, una costante del cinema di Verdone, da elemento originale si trasformi in freno, dato che i momenti che funzionano maggiormente sono quelli più comici, disimpegnati e di situazione della prima parte.
 
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Pierpaolo Festa - Film.it pubblicata il 03 marzo 2012
Se dunque il cast contribuisce a far passare in secondo piano una regia piatta troppo legata agli anni Ottanta, il vero grande problema di "POSTI IN PIEDI IN PARADISO" è una forzatura narrativa che si presenta nella lunghissima parte finale. Nel tentativo di affrettarsi a trovare una soluzione esistenziale per i tre protagonisti, Verdone frena sul ritmo, cercando un lieto fine obbligatorio. Sulla carta una commedia a prova di bomba, ottimamente recitata e resa ancora più brillante dalle ossessioni verdoniane - con il regista che ancora una volta punta sul rock, sfoggiando perfino un paio di pantaloni appartenuti a Jim Morrison - l'esecuzione finale, però, è un'occasione mancata. Da un autore come Verdone si poteva puntare su più originalità e più cattiveria.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 02 marzo 2012
Impeccabile nell'impianto, Posti in piedi in Paradiso magari non sviluppa fino in fondo tutti i suoi personaggi e rallenta un poco in sottofinale, quando la macchina comica sterza verso un misuratissimo epilogo sentimentale, ma resta un piccolo gioiello e uno dei rari film comici italiani che rivedremo in futuro con piacere.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Valerio Caprara - Il Mattino pubblicata il 02 marzo 2012
Il divertimento è assicurato perché si susseguono in rilassata continuità narrativa, senza l'abusato ricorso a gag in confezione spray, quegli scontri frontali tra sogno e realtà, poesia e prosa, spazio e logica del mondo che nutrono l'immaginario verdoniano e costituiscono la sua garbata e raffinata forma di resistenza all'allarmante oscurità del comune cammino quotidiano.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 02 marzo 2012
Nel porre sul piatto i problemi economico-affettivi che affliggono parte non indifferente della popolazione maschile, Verdone li affronta con il piglio moralista del comico che ridendo castiga i costumi. Tuttavia il suo tono è un tono mai sarcastico, riscattato da un sentimento di affettuosa tolleranza verso chi (lui incluso) corre il rischio di deviare dalla giusta via.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Paolo D'Agostini - La Repubblica pubblicata il 02 marzo 2012
Non si rende del tutto giustizia a Posti in piedi in Paradiso se ci si limita ad illustrare trama, situazioni e fisionomia dei personaggi come sono stati concepiti in fase di pur eccellente scrittura, dalla quale molto dipende un gioco di ritmi e incastri così fluido. Bisogna vedere il film per apprezzare come la materia sia stata animata dalle intepretazioni per godere pienamente della riuscita di questa commedia della piena maturità, che riesce a combinare magnificamente il dna tipicamente italiano della commedia che al tempo stesso fa ridere ed è ricca di risonanze drammatiche e sociali, realistiche e malinconiche, con il pieno raggiungimento di uno standard, completo di umori brillanti e romantico sentimentali, capace di parlare a qualsiasi pubblico.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Alberto Crespi - L'Unità pubblicata il 02 marzo 2012
Oggetto da maneggiare con cura, il nuovo film di Carlo Verdone (...) andateci tranquilli, perché si ride parecchio, ma siate pronti perché è un film tristissimo, quasi disperato.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Mattia Pasquini - 35mm.it pubblicata il 02 marzo 2012
Purtroppo, a fronte di questa prima parte (abbondante, anche due terzi) di film davvero buona, ritroviamo anche quelli che sono i 'difetti' del Verdone più moderno (sicuramente graditi a molti, che ne faranno un ulteriore punto di forza del film): l'insistere su certe dinamiche comiche, l'abitudine a ripetere scene e inquadrature e espressioni e situazioni (certi faccia a faccia, certi imbarazzi, soprattutto intorno a una tavola, certi imbambolamenti...) e l'ennesima interpretazione di una figura che sicuramente adattata ai tempi, rispetto ad una volta, ormai si ripresenta un po' troppo simile a se stessa.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Malcom Pagani - Il Fatto Quotidiano pubblicata il 01 marzo 2012
Si parlerà di ritorno alla commedia all'italiana (si ride molto e non solo, in effetti) senza dimenticare che il segno malinconico di Verdone, una certigine che attraversa tutti i suoi film, è qui non meno nascosto che altrove.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Edoardo Becattini - MyMovies.it pubblicata il 29 febbraio 2012
La prima parte lavora sui meccanismi comici classici dettati dall'interazione fra uno "strano trio" di divorziati, in cui fra l'Achille pignolo e stressato di un Verdone che rifà se stesso e il Domenico tronfio e cialtrone di un Marco Giallini a metà fra Vittorio Gassman e Christian De Sica, si immette la figura mediana del Fulvio di Pierfrancesco Favino (...) La seconda parte smembra progressivamente il trio per concentrarsi sui sentimenti attraverso il rapporto fra il personaggio di Verdone e quello di Micaela Ramazzotti e le relazioni fra padri e figli. In questo ampio girotondo di anime e di caratteristi, si riconosce il tentativo di ampliare lo sguardo e la drammaturgia della commedia ordinaria, ma, allo stesso tempo, troppi sono i cambi di direzione, così come i momenti superficiali e meramente illustrativi. È come se Verdone più che cercare di narrare la realtà, giocasse a riempire il suo film di personaggi e di situazioni sfaccettate per prendere tempo e declinare umoristicamente tutte le possibili sfaccettature dell'attuale crisi, prima di decidere su quale di queste dirigere il senso del racconto.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Mario Sesti - Film Tv pubblicata il 28 febbraio 2012
Questa intuizione di mostrare un Paese ritornato alle condizioni della commedia dell'arte, incalza un film sconquassato da gag a ripetizione (e non poche divertenti) e addolcito dalla Ramazzotti (...). Insieme a Giallini, la cui maschera di canaglia inerme è portata all'incandescenza, è la cosa migliore del film che coniuga una tecnica sorprendente della risata (i tempi di azione a volte sono da slapstick) con una nostalgia della famiglia di sapore un po' zuccherino e decadente.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Carola Proto - Comingsoon.it pubblicata il 27 febbraio 2012
Una speranza - ci avverte il regista - esiste: è nei figli, unici esseri capaci di riabilitare la dignità perduta dei padri e di colmare quel vuoto affettivo che rende questi ultimi un po' meschini. Sono le persone giovani, insomma, e con loro le donne dal cuore grande come Gloria, la cardiologa bisognosa d'amore interpretata da Micaela Ramazzotti, la salvezza del nostro cinico, ingiusto e disumano mondo. Posti in piedi in paradiso lo dice con un candore e una semplicità che potremmo scambiare per melensaggine e retorica se non sapessimo quanto Carlo Verdone creda nelle nuove generazioni, che in ogni sua storia puntualmente confronta con adulti aridi e opportunisti.
  • Posti in piedi in paradiso - la recensione
di Francesco Lomuscio - FilmUp.com pubblicata il 23 febbraio 2012
E, se le divertenti situazioni che vedono protagonista Favino - come quella del buffet o alcuni incontri con l'attricetta arrivista Nadir Caselli che adora Gabriele Muccino - risentono con ogni probabilità del contributo della giornalista Maruska Albertazzi, che firma la sceneggiatura insieme allo stesso Verdone e a Pasquale Plastino, nel corso dei circa 119 minuti di visione non si può fare a meno di individuare tutti gli ingredienti vincenti dell'autore di "Compagni di scuola" (1988), dal coatto modo di fare di Giallini - che ha anche uno scontro diretto con la nota imitatrice Gabriella Germani - alla passione per la musica del passato.
 2
Non c’è che dire, i tempi presenti si prestano molto. Ecco così che Carlo Verdone, con la sua comicità educata, ci regala un eco lontano di commedia all’italiana, ricordando i Monicelli e Scola che sapevano far sorridere delle nostre miserie.
Il suo nuovo film Posti in piedi in paradiso, dal 2 marzo in sala, tempera la drammaticità dell’Italia in crisi di oggi con l’ilarità suscitata da personaggi disperati e strampalati. Per questo uscendo dal cinema il conto delle risate si bilancia al lieve senso d’angoscia che prende lo stomaco di fronte a un’attualità così vicina.
I nuovi miserabili di Posti in piedi in paradiso sono Ulisse Diamanti (Verdone), ex produttore discografico a cui è rimasto solo un negozio di vinili e di cimeli dei Doors, Fulvio Brignola (Pierfrancesco Favino), critico cinematografico declassato a cronista di party e vip dopo una scappatina con la moglie del capo, Domenico Segato (Marco Giallini), immobiliarista play boy e ciarlatano che per arrotondare fa il gigolò. Tutti e tre sono accomunati da una cosa: essere sempre alla canna del gas nei pagamenti e tempestati da ex mogli (tra cui Diane Fleri e Nicoletta Romanoff) o figli che reclamano soldi, soldi, soldi.

 
Ed è proprio questo unico elemento in comune a unirli, sotto uno stesso tetto, per condividere una casa e ripartire le spese, come fossero universitari. Le personalità pacate e abbattute di Ulisse e Fulvio devono così scontrarsi con l’esuberanza incosciente e traffuldina di Domenico, un “cialtrone trascinante”, come l’ha definito Verdone.
A dare un tocco femminile a una commedia altrimenti pesantemente maschile è Micaela Ramazzotti, che insieme a Giallini è stata la prima scelta attoriale del regista romano (Favino iniziamente era impegnato su diversi tanti set). La consorte di Virzì è Gloria, una cardiologa alquanto instabile che, se non ha problemi economici, ha invece problemi sentimentali, cronici e deliranti, che riversa in sfoghi psicotici su Ulisse/Verdone.
Ma si sa, nelle difficoltà e nella condivisione di mali capita che ci si unisca, anche solo per amicizia. In fondo anche Leopardi parlava della necessità di una solidarietà umana di fronte al destino. E sono gli affetti, una volta di più, a riordinare vite sparpagliate e smarrite.
Facendo un passo indietro e non ritagliandosi un ruolo da unico protagonista, Verdone disegna un affresco corale riuscendo nell’impresa delicata di coniugare la risata con il mondo dei nuovi poveri. Con uno sguardo divertito ma rispettoso racconta il momento difficile presente, di economie nazionali logore tutte legate da uno scotch fragile, mantenendosi sempre sul filo degli equilibri.
Non va a cercare somme verità, non si lancia certo in un film d’inchiesta, navigando sempre nel mare sicuro della commedia. Però, coi suoi ritmi pacati e simpatici, riesce a comporre un film sincero. Che un po’ solletica e un po’ graffia.
 3
mercoledì 29 febbraio 2012 di a cura della redazione
Ulisse (Carlo Verdone), Fulvio (Pierfrancesco Favino) e Domenico (Marco Giallini) sono tre padri separati in serie difficoltà economiche. Per sopravvivere si arrangiano come possono: Ulisse, ex discografico di successo, vende "memorabilia" su e-bay; Fulvio, ex critico cinematografico, scrive di gossip; Domenico, in passato ricco imprenditore, è oggi un agente immobiliare che fa il gigolo con le signore di una certa età.
Incontratisi per caso, i tre decidono di andare a vivere insieme. Ma una sera, dopo una serie di incontri 'galanti', Domenico si sente male. Tutto in quel momento inizia a cambiare. Entrano in scena due donne (
Micaela Ramazzotti e Nadir Caselli) e i figli dei tre, che li aiuteranno a riprendere in mano la propria vita e a intravedere finalmente uno spiraglio di "Paradiso"…
Posti in piedi in paradiso sarà al cinema, distribuito da Filmauro, a partire da venerdì 2 marzo.

Posti in piedi in paradiso, la commedia all’italiana di Carlo Verdone

OkNotizie
Posti in piedi in paradiso

Trama  

Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre stimati professionisti che, in seguito alla separazione dalle rispettive mogli, sono messi in ginocchio dalle spese per gli alimenti e il mantenimento delle famiglie. Ulisse vive nel retro del suo negozio di vinili, mentre la moglie, ex- cantante, e la figlia si sono trasferite a Parigi; Fulvio, ex critico cinematografico, si è ridotto a scrivere di gossip per vivere e risiede presso un convitto di religiose, lontano dalla figlioletta che non vede quasi mai per via del pessimo rapporto con l'ex moglie; Domenico, donnaiolo impenitente, dorme sulla barca di un amico mentre cerca di mantenere ben due famiglie. Dopo essersi incontrati per caso, decidono di andare a vivere insieme per sbarcare il lunario: quando uno dei tre ha un malore, nella loro vita entra anche Gloria, cardiologa con il cuore spezzato che intreccia fin dall'inizio un'amicizia con Ulisse. Con il peggiorare della loro condizione economica e sempre più problemi da fronteggiare, saranno proprio i figli, nonostante la distanza forzata e i rapporti spesso complicati, a intervenire in loro aiuto.
itolo originale Posti in piedi in paradiso Lingua originale Italiano Paese Italia Anno 2012 Durata Colore colore Audio sonoro Genere commedia Regia Carlo Verdone Distribuzione (Italia) Filmauro Scenografia Luigi Marchione
1
Ulisse (CARLO VERDONE), Fulvio (PIERFRANCESCO FAVINO) e Domenico (MARCO GIALLINI) sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli. Un tempo stimati professionisti, tutti e tre vivono ora in grandi difficoltà economiche e si ritrovano a sbarcare il lunario come possono.
Ulisse, un ex discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili e arrotonda le scarse entrate vendendo “memorabilia” su e-bay. Ha una figlia, Agnese (MARIA LUISA DE CRESCENZO), che vive a Parigi con la madre Claire (DIANE FLERI), un’ex cantante.
Fulvio, ex critico cinematografico, scrive di gossip e vive presso un convitto di religiose. Anche lui ha una bambina, di tre anni, che non vede quasi mai a causa del pessimo rapporto con l’ex moglie Lorenza (NICOLETTA ROMANOFF)
Domenico, in passato ricco imprenditore, è oggi un agente immobiliare che dorme sulla barca di un amico e, per mantenere ben due famiglie, fa il gigolo con le signore di una certa età. Ha un rapporto conflittuale con i due figli più grandi ed è perennemente in ritardo con gli alimenti da versare alla sua ex moglie e all’ex amante Marisa (VALENTINA D’AGOSTINO), da cui ha avuto un’altra figlia
Dopo un incontro casuale, durante la ricerca di una casa in affitto, Domenico realizza di avere incontrato due poveracci come lui e propone ad Ulisse e Fulvio di andare a vivere insieme per dividere le spese di un appartamento. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia. Una sera, dopo uno dei suoi “tour de force” amatori, Domenico si sente male. Preoccupati, Ulisse e Fulvio chiamano il pronto intervento.
Arriva Gloria (MICAELA RAMAZZOTTI), una cardiologa che, mollata su due piedi poco prima dal fidanzato, si presenta ai tre in uno stato pietoso. Tra lei ed Ulisse nasce fin da subito una particolare sintonia. Insomma un incontro perfetto tra due disastri nelle relazioni sentimentali. Anche Fulvio ha un incontro folgorante, con Gaia (NADIR CASELLI), una starlette tanto bella ed attraente quanto superficiale ed arrivista.
Purtroppo la situazione economica dei tre amici peggiora sempre di più! Dopo una serie di avventure tragicomiche, per i tre uomini giunge il momento di fare i conti con le proprie responsabilità. In loro aiuto arriveranno i figli. Nonostante il trauma della lontananza dai rispettivi padri e un rapporto spesso tormentato, saranno loro la chiave di volta che consentirà a Ulisse, Fulvio e Domenico di riprendere in mano la propria vita e di intravedere finalmente uno spiraglio di "Paradiso"…
2
Titolo Italiano Posti in Piedi In Paradiso Anno 2012 Durata 119 Minuti 3D No Genere Commedia Sequel No Regista Carlo Verdone Sceneggiatura Pasquale Plastino – Maruska Albertazzi Sceneggiatura Carlo Verdone Produttore Aurelio De Laurentiis – Luigi De Laurentiis Produttore Esecutivo Maurizio Amati Casa di Produzione Filmauro Distributore Filmauro Fotografia Danilo Desideri Montaggio Antonio Siciliano Scenografia Luigi Marchione Musiche Gaetano Curreri – Fabio Liberatori Costumi Tatiana Romanoff Uscita al Cinema Italia Venerdì 2 Marzo 2012 Incassi Italia N.D.  Attore                                        Ruolo Interpretato Carlo Verdone Ulisse Diamanti   Pierfrancesco Favino Fulvio Brignola   Marco Giallini Domenico Segato   Micaela Ramazzotti Gloria   Diane Fleri Claire   Nicoletta Romanoff Lorenza   Nadir Caselli Gaia   Valentina D’Agostino Marisa   Trama
Ulisse è un ex discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili e arrotonda le scarse entrate vendendo “memorabilia” su e-bay. Fulvio, invece, è un ex critico cinematografico, scrive di gossip e vive presso un convitto di religiose. Domenico, in passato ricco imprenditore, è oggi un agente immobiliare che dorme sulla barca di un amico e fa il gigolo con le signore di una certa età. Ciò che accomuna i tre è un rapporto a dir poco conflittuale con le rispettive ex mogli. Dopo un incontro casuale, durante la ricerca di una casa in affitto, Domenico realizza di avere incontrato due poveracci come lui e propone ad Ulisse e Fulvio di andare a vivere insieme per dividere le spese. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia.
3
Un discografico fallito e nostalgico (Carlo Verdone), un donnaiolo con il vizio del gioco che prova a fare l’agente immobiliare (Marco Giallini) e un composto critico di cinema “retrocesso” al gossip (Pierfrancesco Favino). Tre personaggi “tipici” dell’Italietta odierna, divorziati e disastrati. Tre poveracci in cerca del paradiso, che sbarcano il lunario nel purgatorio terreno della capitale, e scelgono di dividere l’affitto dello stesso fatiscente appartamento, anche se non sono coetanei e non si conoscono affatto.
Verdone l’osservatore raccoglie “dettagli” e “situazioni” del nostro paese per raccontare la crisi economica attuale dal particolare punto di vista delle famiglie spaccate. Posti in piedi in Paradiso è una tragicommedia incentrata su neo-sigle che devono fare i conti anche con gli alimenti da pagare.
Le motivazioni sono differenti, ma in un certo senso il regista romano espande in 120 minuti di film la situazione da ex marito spiantato già vista in Stasera a casa di Alice, dove si riduceva a convivere in una squallida pensioncina con Sergio Castellitto, proprio per dividere le spese.
4
L’emergenza sociale viene comunque gestita con sensibilità e autenticità: le donne del film non vengono ad esempio rappresentate come mostri succhia-sangue e i giovani figli dei protagonisti, quasi tutti, dimostrano di possedere più testa e più coraggio dei loro genitori, ormai disillusi. Andando avanti con la visione aumentano i personaggi e si accavallano le vicende da gestire, ma Posti in piedi in paradiso non vira sull’amaro ad un certo punto dello svolgimento: questa volta momenti comici e tragedie si alternano fin da subito.
Il gran lavoro di scrittura, realizzato insieme alla Maruska Albertazzi di E! Entertainment, ha generato una storia anche troppo “equilibrata” sul fronte emozionale, visto che si sorride e si riflette a momenti alterni, senza mai arrivare ad un vero apice da appendere nella bacheca dei “cult”. Gli ingredienti “verdoniani” più genuini non restano ovviamente fuori dalla ricetta, tra crisi d’ansia, cazzari sboccati, brani rock stranieri e sottofondi musicali composti da Gaetano Curreri, mitico fondatore degli Stadio che torna a collaborare con Carlo dopo i successi anni ottanta.
I momenti simpatici che sottolineano la convivenza forzata dei tre, giocati su conflittualità di caratteri e abitudini, già valgono il prezzo del biglietto. Le sequenze problematiche non sono meno sincere di quelle comiche, ma i dialoghi “seri” continuano a mettere il dito nella stessa piaga, per più volte, dimenticando l’esistenza dei sinonimi. Niente da ridire, invece, sul fronte della caratterizzazione dei personaggi e su quello della recitazione. Favino porta a casa il risultato interpretando un prototipo di italiano medio, insicuro e cinico allo stesso tempo. Micaela Ramazzotti aggiunge leggerezza al tutto, confermando la sua bravura con i ruoli sopra le righe. Il personaggio del “Gallo Cedrone” irrecuperabile è nuovamente affidato al trascinante Giallini, già utilizzato nel precedente Io, Loro e Lara.
Il Verdone attore toglie invece la maschera e abbandona lo scettro del mattatore per ritagliarsi un ruolo maturo meno “carico” di comicità. Dietro tanta generosità ci sarà anche una punta di stanchezza? I fan cresciuti ed “evoluti” insieme a lui, che continuano a volergli bene evitando i continui paragoni con il passato, non rimarranno comunque delusi da questo ennesimo tentativo interessante.
5

POSTI IN PIEDI IN PARADISO: CARLO VERDONE SI AFFIDA NUOVAMENTE ALLA COMMEDIA PER AFFRONTARE ARGOMENTAZIONI SERIE. QUESTA VOLTA E' IL CASO DEI MARITI SEPARATI

Dal 2 MARZO

''Credo che sia uno dei copioni piu' belli che abbia mai scritto. Il film ha una parte seria e una ironica ed e' ambientato a Roma con una parte finale a Parigi''.
Il regista e sceneggiatore
Carlo Verdone

(Posti in piedi in Paradiso; ITALIA 2011; commedia; Produz.: Filmauro; Distribuz.: Filmauro)

Titolo in italiano: Posti in piedi in Paradiso
Titolo in lingua originale: Posti in piedi in Paradiso
Anno di produzione: 2011
Anno di uscita: 2012
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone
Cast: Carlo Verdone (Ulisse Diamanti)
Micaela Ramazzotti (Gloria)
Pierfrancesco Favino (Fulvio Brignola)
Marco Giallini (Domenico Segato)
Diane Fleri (Claire)
Nicoletta Romanoff (Lorenza)
Nadir Caselli (Gaia)
Valentina D'Agostino (Marisa)
Maria Luisa De Crescenzo (Agnese)
Giulia Greco (Marika Segato)
Gabriella Germani (Luisella)
Roberta Mengozzi (Gilda)
Scenografia: Luigi Marchione
6
Posti in piedi in Paradiso
di Carlo Verdone

Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli. Un tempo stimati professionisti, tutti e tre vivono ora in grandi difficoltà economiche e si ritrovano a sbarcare il lunario come possono. Ulisse, un ex discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili e arrotonda le scarse entrate vendendo "memorabilia" su e-bay. Ha una figlia, Agnese, che vive a Parigi con la madre Claire, un’ex cantante. Fulvio, ex critico cinematografico, scrive di gossip e vive presso un convitto di religiose. Anche lui ha una bambina, di tre anni, che non vede quasi mai a causa del pessimo rapporto con l’ex moglie Lorenza. Domenico, in passato ricco imprenditore, è oggi un agente immobiliare che dorme sulla barca di un amico e, per mantenere ben due famiglie, fa il gigolo con le signore di una certa età. Ha un rapporto conflittuale con i due figli più grandi ed è perennemente in ritardo con gli alimenti da versare alla sua ex moglie e all’ex amante Marisa, da cui ha avuto un’altra figlia. Dopo un incontro casuale, durante la ricerca di una casa in affitto, Domenico realizza di avere incontrato due poveracci come lui e propone ad Ulisse e Fulvio di andare a vivere insieme per dividere le spese di un appartamento. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia. [sinossi]

Scheda tecnica Titolo Originale: id.
Paese / anno: Italia / 2012

Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Maruska Albertazzi
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Antonio Siciliano
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Tatiana Romanoff
Colonna sonora: Gaetano Curreri, Fabio Liberatori
Produzione: Filmauro
Distribuzione: Filmauro
Durata: 119'
Data di uscita: 2-03-2012

Interpreti:
Carlo Verdone
Pierfrancesco Favino
Marco Giallini
Micaela Ramazzotti
Diane Fleri
7
Posti in piedi in paradiso e... al cinema
Verdone: papà separati, malinconia e risate



http://www.ilmessaggero.it/img/ic_text_bigger.png
http://www.ilmessaggero.it/img/ic_text_smaller.png
RSS
di Pier Paolo Mocci
ROMA - Non si smette mai di ridere (e di sorridere) nel nuovo e attesissimo film di Carlo Verdone, “Posti in piedi in Paradiso”, nelle sale da venerdì 2 marzo (prodotto e distribuito dalla Filmauro di De Laurentiis). Il tema dei padri separati - «spolpati da sentenze spesso ingiuste ed eccessive» sostiene Verdone - è l’unica nota irremovibilmente severa su cui ruota tutto il film, una commedia corale a lunghi tratti esilarante, in cui brillano insieme a Carlo attori del calibro di Pierfrancesco Favino (critico cinematografico retrocesso a cronista rosa), Marco Giallini (un gigolò cialtrone e “cazzaro”) e Micaela Ramazzoti (cardiologa affatto preparata e poco raccomandabile). In mezzo c’é Ulisse Diamanti, discografico fallito per colpa di scelte azzardate, messo sul lastrico dalla ex moglie e costretto a dividere un appartamento con due sconosciuti (Favino e Giallini) per via delle spese troppo alte da sostenere. Tra lavori precari, mutui da onorare, spese legali e di mantenimento familiare, entra dalla porta principale nel cinema verdoniano anche tanta crisi economica. «Ci salveranno i nostri figli – sentenzia Carlo, affidando alle scene finali del film note di speranza e di riscatto – sono intelligenti e maturi, più di quanto possiamo credere. Ce la faranno, e saranno loro finalmente a cambiare questo mondo».

Verdone, per certi poveri cristi ci saranno solo posti in piedi una volta arrivati in Paradiso?
«Mi auguro di no e, soprattutto, spero che la vita terrena possa riservare loro delle soddisfazioni e delle occasioni di felicità. Nei casi di divorzio non tutti gli uomini sono certo delle vittime. Nel film il personaggio di Giallini merita la condizione di miserabile in cui si ritrova: un cazzaro patetico, costretto a fare il gigolò con donne molto mature per sbarcare il lunario e mettere le toppe ad una vita fatta di superficialità ed inutili eccessi. Però, nella maggior parte dei casi, sono gli uomini, intendo i padri, ad uscire più malconci, in termini legali. Ciò che li fa davvero soffrire è dover rinunciare a crescere i propri figli, costretti a poche ore di incontri alla settimana».
La crisi economica è uno dei leit motiv, affrontata però con ironia e qualche scena (che non sveliamo) destinata a diventare di culto.
«Sono sempre stato un osservatore attento alla realtà, non mi sono mai voltato dall’altra parte e raccontato storie prettamente “autoriali”. Non parlare della crisi oggi sarebbe come non accorgersi della neve caduta nelle scorse settimane. La sfida nel mio caso era come raccontare la crisi. Io resto della convinzione che, attraverso la commedia, si possano dire tante cose meglio di un film drammatico. Perché nella vita esiste quella chiave ironica e un po’ grottesca che, alle volte, diventa un appiglio di speranza».
E’ curioso, e lodevole, che tante battute le abbia lasciate al personaggio di Marco Giallini, funambolico nella sua cialtroneria, un tipo alla Armando Feroci di “Gallo Cedrone”.
«Effettivamente nel mondo dello spettacolo, da che mondo è mondo, gli attori tendono a rubarsi la scena, anche se ti diranno che con quel collega il rapporto è fraterno e straordinario. Io invece ho volutamente fatto un passo indietro per valorizzare i miei attori, per altro tra i migliori che il nostro cinema abbia in questo momento. Festeggio proprio in questi giorni 30 anni dall’uscita di “Bianco Rosso e Verdone” nelle sale, per un totale di 35 anni di carriera. Sono una persona fortunata ed è giusto che valorizzi chi ha talento. D’ora in avanti mi concentrerò sempre di più sulla regia e sulla complessità del film, dedicando per me ruoli non dico secondari ma più ricercati. Personaggi che fanno magari ridere per la loro gestualità e per certe sfumature».
Venerdì 24 Febbraio 2012 - 15:29    Ultimo aggiornamento: Domenica 26 Febbraio - 09:46
8
Posti in piedi in paradiso non ha forse la carica di comicità, né la vena sottilmente malinconica, degli episodi più riusciti di una carriera ormai più che trentennale come quella di Carlo Verdone: tuttavia, questo nuovo episodio della filmografia dell'attore/regista romano risulta un tentativo interessante, anche se non sempre equilibratissimo, di affrontare la crisi economica che ci attanaglia, da un punto di vista diverso dal solito, legandola a temi come il divorzio e gli affetti familiari. Tutto, ovviamente, in chiave di commedia, com'è logico quando si parla di Verdone, con comprimari di livello come Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti.
Il film è stato presentato da regista e attori in un breve ma interessante incontro tenutosi coi giornalisti romani, presso la sede dell'Auditorium di Santa Cecilia.

Proprio in questi giorni si sta parlando di divorzio, tema trattato dal suo film. Qual è la sua posizione su questa pratica, considerata anche la sua attuale esosità economica?
Carlo Verdone: Affrontando il tema, non volevo far pendere troppo la bilancia dalla parte maschile, anche se spesso le sentenze nei confronti dei mariti sono molto severe. Pensavo comunque che la cosa migliore fosse fare semplicemente la cronaca di 30 giorni di convivenza, con le conseguenti situazioni che si sviluppano. La penalizzazione nei confronti degli uomini spesso c'è, e me ne accorgo leggendo le lettere di padri separati: ci si accorge che il dolore più grosso è quello di poter vedere poco i propri figli, e poi c'è anche un problema economico su cui non ci si sofferma abbastanza. E' una reale emergenza sociale, una nuova categoria di poveri. Riguarda sì il nostro paese, ma anche un po' il mondo occidentale in genere.

Nel film c'è l'elemento della fratellanza maschile, tra persone che non hanno quasi nulla in comune: il risultato è divertente ma anche molto reale, con elementi molto seri. Come ci avete lavorato?
Carlo Verdone: E' stato un film in cui tutto il cast ha avuto un grande senso della misura, senso della misura che d'altronde era già presente nella scrittura. Volevamo circoscrivere le parti comiche solo allo scontro nella convivenza tra personalità diverse; quando i tre escono dalla casa, vengono fuori i rapporti con i figli, le mogli, ecc. Lì la comicità si stempera e si va nella realtà; abbiamo cercato di capire dove era il caso di far ridere e dove di far riflettere. Nello stesso finale, si delega alle nuove generazioni l'andamento del futuro: quei ragazzi, incredibilmente, sono più maturi dei loro genitori. Anche la saggezza femminile nel ruolo della Ramazzotti ha il suo peso. Mi piacerebbe che questo film facesse riflettere qualche coppia su quanto sono disastroso è il protrarsi di questi conflitti, sia per i genitori che per i figli. Il compito della commedia può essere anche quello di affrontare una realtà complessa, e nei casi più riusciti la commedia può raccontare le tragedie meglio dei film drammatici. Credo che i film più importanti che hanno toccato certi temi siano commedie.

C'è una sua generosità attoriale nel fare un passo indietro, col suo personaggio, e dare degli assist a un attore come Giallini e alla straripante cialtroneria del suo personaggio.
Carlo Verdone: A un certo punto della propria carriera questo diventa un atto dovuto, non una resa; magari mi prendo una parte un po' più dolente, depressiva, ma è più giusto che il ruolo del mattatore sia affidato ad altri. In questa fase, poi, è normale che io condivida la luce dei riflettori con altri attori. E' giusto che ci sia una coralità, perché arriva un momento in cui ti annoi anche a fare il solista.

E' un po' ironica la figura del critico cinematografico che si riduce a fare il giornalista di cronaca rosa. Com'è nata questa idea?
Carlo Verdone: Quando è arrivato il momento di trovare una professione al personaggio di Favino, abbiamo pensato a un giornalista, e lui ha subito detto "di cinema". Era una cosa originale, per non presentare il solito personaggio borghese del giornalista di cronaca. Tra l'altro ho dovuto eliminare una parte del copione, in cui lui veniva fermato da un regista a Villa Pamphili e veniva insultato per una cosa che aveva scritto sul suo film: era divertente e mi è dispiaciuto toglierla, ma con un montaggio finale di due ore e un quarto ognuno dei personaggi ha dovuto sacrificare qualcosa.

Il senso del titolo è che anche in paradiso si finisce a stare in piedi?
Carlo Verdone: Il paradiso è talmente pieno di poveri cristi, e i miei personaggi sono talmente sfortunati che troveranno solo posti in piedi. Avevo l'idea del paradiso, per il titolo, perché lo vedevo come espressione di un momento di rilassamento, di riposo dopo una vita frenetica; l'idea dei "posti in piedi" mi è venuta quando ho visto la cassiera di un cinema che, una volta riempitasi la sala, ha urlato "solo posti in piedi!". Tra l'altro ha sbagliato, doveva dire piuttosto che i posti erano finiti, visto che al cinema non è più consentito stare in piedi. Da quell'errore è venuto il titolo del film. E poi, casualmente, il cinema era l'Eden di Roma: tutto torna!

Guardando Giallini e il modo in cui è vestito, viene un po' in mente il comandante Schettino...
Carlo Verdone: No, vabbè, Schettino era vestito peggio! Comunque personaggi come lui hanno una specie di divisa, lui veste in maniera old fashion, un po' da cazzaro. Quel buco nel calzino che si vede su quel completo spezzato ti racconta molto del personaggio: è diverso dagli altri due.

Favino, in questa annata lei ha affrontato spesso temi collegati alla realtà, all'attualità. Quanto, da attore, le piace affrontare questo tipo di soggetti?
Pierfrancesco Favino: Sono molto contento che il cinema abbia il coraggio di prendere a piene mani dall'attualità: noi innanzitutto osserviamo ciò che ci sta intorno. E' bello che vari registi, nelle loro diversità, tornino a prendere a lo spunto per i loro film dalla realtà.

Micaela Ramazzotti, cosa può dirci del suo personaggio?
Micaela Ramazzotti: Io mi sono sentita in una di quelle storie che ci dicono chi siamo, che ci fanno ridere e sognare. Lei è una persona che porta nella vita di Carlo gentilezza e amore, e lui l'ascolta. Questa ragazza così buffa, un po' frivola, riesce nonostante tutto a portargli saggezza.


Alla fine dell'incontro, l'attore/regista ha chiuso con una nota di sottile nostalgia ma anche di orgoglio, ricordando il trentennale dall'uscita di uno dei film che gli diedero il successo, Borotalco: "Sono passati 30 anni da quando ho girato Borotalco: io a quell'epoca non pensavo davvero di poter durare così tanto, sentivo questo lavoro come precario, ero pronto a sfruttare la mia laurea per andare a lavorare all'università. Grazie a gente come Leo Benvenuti o Mario Cecchi Gori, che hanno creduto in me, ce l'ho fatta. E' un momento davvero emozionante ritornare a quel passato, perché fare cinema per così tanto tempo è un privilegio che appartiene a pochi. Vorrei che questo fosse il primo film in cui si vede un po' di più il regista, e in cui il personaggio è un po' più sfumato, con toni più soffusi."
1@
Posti in piedi in Paradiso

Trama

Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano per mantenere ex mogli e figli. Ulisse, già discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili ed ha una figlia, Agnese, che sta a Parigi con la madre Claire. Fulvio, ex critico cinematografico, scrive di gossip e risiede presso un convitto di religiose. Anche lui ha una bambina, di tre anni, che non vede quasi mai a causa del pessimo rapporto con l’ex moglie Lorenza. Domenico, in passato ricco imprenditore, si è riciclato come agente immobiliare, dorme sulla barca di un amico e, per mantenere ben due famiglie, fa il gigolò per signore di una certa età. Dopo un incontro casuale, i tre decidono di andare a vivere insieme per dividere le spese di un appartamento. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia e, dopo una serie di avventure tragicomiche, per i tre giunge il momento di fare i conti con le proprie responsabilità.

Cast e Troupe

Attori:
Carlo Verdone nel ruolo di Ulisse Diamanti
Pierfrancesco Favino nel ruolo di Fulvio Brignola
Marco Giallini nel ruolo di Domenico Segato
Marco Giallini nel ruolo di Gloria
Diane Fleri nel ruolo di Claire
Nicoletta Romanoff nel ruolo di Lorenza
Valentina D'Agostino nel ruolo di Gaia
Valentina D'Agostino nel ruolo di Marisa
Nadir Caselli nel ruolo di Agnese
Maria Luisa De Crescenzo nel ruolo di Marika Segato
Gabriella Germani nel ruolo di Luisella
Roberta Mengozzi nel ruolo di Gilda
Montaggio:
Costumi:
Fotografia:
Scenografia:
Musiche:
Up Down

Trailer

La Trama

Tre padri separati con promettenti carriere stroncate alle spalle e, dietro l'angolo, lo spettro della povertà. Ulisse, Fulvio e Domenico vivono storie parallele, accomunate dalle stesse difficoltà economiche: quasi tutto il loro stipendio viene, infatti, versato in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli . Dopo un incontro casuale, alla ricerca di una casa in affitto, i tre percepiscono le difficoltà che li lega. Decidono così, per dividere le spese, di vivere insieme: è l'inizio, per loro, di una grande amicizia. In seguito a un malore di Domenico, dovuto allo stress fisico del suo "secondo" lavoro, Ulisse incontra Gloria, una cardiologa appena mollata dal fidanzato: tra loro c'è, da subito, una sintonia particolare. Intanto la situazione economica dei tre peggiora. L'aiuto decisivo arriverà dai loro figli, che supereranno i traumi della lontananza e dei rapporti difficili, per dare una svolta alla vita dei padri. Per Ulisse, Fulvio e Domenico si inizia ad intravedere, forse, uno "spiraglio" di Paradiso.
Si sono appena concluse a Cinecittà le riprese dei nuovi film di Garrone e di Virzì, dove gli Studi di Via Tuscolana sono una location importante nella storia stessa dei film, e due nuovi set si aprono.
In questa settimana infatti inizieranno le riprese del nuovo progetto di Carlo Verdone, che dopo IO LORO E LARA, con il suo scenografo Luigi Marchione torna a costruire nei teatri di Cinecittà altre location per i personaggi del suo nuovo film dal titolo provvisorio "POSTI IN PIEDI IN PARADISO", prodotto da  Aurelio e Luigi De Laurentiis  per Filmauro.
E dal 20 Giugno anche Pappi Corsicato trasferirà negli studi  la sua troupe da Bolzano, dove sta già girando da qualche settimana.
 
3

Inizia il 13 Giugno 2011 il nuovo film di Carlo dal titolo “Posti In Piedi In Paradiso”. Interpretato da Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti, sarà un film sulla condizione dei mariti separati o divorziati, costretti a vivere in precarie condizioni economiche.

Ma è sul rapporto che si stabilirà tra i tre protagonisti maschili (costretti loro malgrado a vivere in 40 mq) e la protagonista femminile (Micaela Ramazzotti) che si baserà il film. Quattro vite con retroscena molto differenti, accomunati da una precarietà non solo economica ma anche sentimentale.


La struttura di una tragicommedia corale lo renderà molto diverso da un altro progetto televisivo che narrerà lo stesso argomento. Narrare con leggerezza ma verità questo tema sarà una delle sfide più delicate di Carlo. Che ha voluto un finale dove uno spicchio di “
paradiso” si percepirà per ciascuno dei nostri protagonisti, la cui chiave di speranza è riposta nei loro figli.

Il film avrà la durata di 10 settimane e mezzo e sarà pronto per l’inverno 2012.


Location
: Roma e Parigi .

Completeranno , tra gli altri, il cast
: Nicoletta Romanoff, Diane Fleri, Valentina D’Agostino, Nadir Caselli, Maria Luisa De Crescenzo, Giulia Greco, Gabriella Germani, Vanni Corbellini, Cristina Odasso, Manuela Morabito, Corinne Jiga, Pierluigi Ferrari, Andrea Purgatori, Paolo Verdone.

Soggetto e Sceneggiatura
: Carlo Verdone, Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi.

Direttore della Fotografia
: Danilo Desideri.

Scenografo
: Luigi Marchione.

Montaggio
: Antonio Siciliano.

Costumista
: Tatiana Romanoff.

Musiche
: Fabio Liberatori e Gaetano Curreri.

Organizzatore Generale
: Giulio Gallozzi.

Produttore Esecutivo
: Maurizio Amati. Prodotto da Luigi ed Aurelio De Laurentiis.

Regia
: Carlo Verdone
 2
MEDIASET presenta una produzione RTI
Prodotta da ROSARIO RINALDO per MAGNOLIA FICTION
Regia FRANCO AMURRI

Basata sulla serie televisiva ANA Y LOS SIETE
Idea originale di ANA G. OBREGONProdotta da STAR LINE PRODUCTIONS S.L.Per TELEVISION ESPANOLA S.A.U.
Soggetto di serie originario MADDALENA DE PANFILIS, TANIA DIMARTINO, GIOVANNA KOCH, AIDA MANGIA, FRANCESCA PRIMAVERA, MASSIMO TORRE
Soggetto di serie FRANCO AMURRI
Soggetto di puntata
FRANCO AMURRI (tutte)
STEFANIA BERTOLA (1a e 4a)
VALERIA GIASI (2a e 5a)
NICOLA GUAGLIANONE (3a e 6a)
FABIO DI RANNO (2a e 5a)
STEFANO SUDRIE' (tutte)

Sceneggiatura di puntata

STEFANIA BERTOLA (1ae 4a)
NICOLA GUAGLIANONE (3a 5a 6a)
STEFANO SUDRIE' (1a 2a 5a 6a)

Head Writer FRANCO AMURRI
Story Editor STEFANO SUDRIE'
Costumi FRANCESCA SARTORI
Costumista associata ELISABETTA ANTICO
Scenografia LUIGI MARCHIONE
Casting Magnolia Fiction ADRIANA SABBATINI
Direttore della fotografia MASSIMO INTOPPA
Montaggio VALENTINA GIRODO
Aiuto regia ANGELO VICARI, ALESSANDRO PASCUZZO
Musiche STEFANO CENCI
Produttore musicale RTI  ANTONELLO NAVARRA
Delegato di Produzione RTI  GIUSEPPE SCRIVANO
Story Editor RTI  SALVATORE MASTRIA
Produttore RTI  ALESSANDRA SILVERI
Story Editor Magnolia Fiction FABRIZIO GASPARETTO, MADDALENA RINALDO
Organizzatore generale LUCIANO CALZOLA
Responsabile Comunicazione Fiction LAURA MARCHESE
Ufficio Stampa Mediaset MARIA CRISTINA DE CARO
Ufficio Stampa Magnolia Fiction STUDIO PUNTOeVIRGOLA

Modigliani is a 2004 semi-biographical film of the Italian artist Amedeo Modigliani.
Plot
Set in Paris in 1919, biopic centers on the life of late Italian artist Amedeo Modigliani, focusing on his last days as well as his rivalry with Pablo Picasso. Modigliani, a Jew, has fallen in love with Jeanne, a young and beautiful Catholic girl. The couple has an illegitimate child, and Jeanne's bigoted father sends the baby to a faraway convent to be raised by nuns. Modigliani is distraught and needs money to rescue and raise his child. The answer arrives in the shape of Paris' annual art competition. Prize money and a guaranteed career await the winner. Neither Modigliani, nor his dearest friend and rival Picasso have ever entered the competition, believing that it is beneath true artists like themselves. But push comes to shove with the welfare of his child on the line, and Modigliani signs up for the competition in a drunken and drug-induced tirade. Picasso follows suit and all of Paris is aflutter with excitement at who will win. With the balance of his relationship with Jeanne on the line, Modigliani tackles this work with the hopes of creating a masterpiece, and knows that all the artists of Paris are doing the same. Once completed he calls his dearest friend to take the painting to the competition and to make sure no one touches it. While his friend is taking the painting, Modigliani is at City Hall waiting for him to get legally married with Jeanne. After being the last person to leave, he decides to celebrate with a one drink. Unfortunately his drinking habit made him drink a couple more than expected. The competition was going to start at eight o'clock, and when he realizes he is late he leaves without paying. Two guys that work for the bar follow him and assault him, once they found no money they left him in floor half dead. He wasn't able to celebrate his victory, but when he arrived home Jeanne took care of him, but then his artist friends came and took him to the hospital. He dies later on and Jeanne commits suicide.
[edit] Cast
Andy García was chosen for the lead. His chief love interest Jeanne Hébuterne is played by Elsa Zylberstein. Modigliani's rival, Pablo Picasso, is portrayed by Omid Djalili.
[edit] Reception
The film was not well received by critics. New York Times critic Stephen Holden wrote, "The best and maybe the only use to be made of the catastrophic screen biography Modigliani is to serve as a textbook outline of how not to film the life of a legendary artist."[1]
[edit] Film festival screenings
[edit] Awards
Modigliani was nominated for two International Press Academy Golden Satellite Awards: to Pam Downe for Costume Design and Luigi Marchione and Vlad Vieru for Art Direction and Production Design
Modigliani

http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani.jpgDramatized biography of painter Amedeo Modigliani, who competes with his rival Picasso in an art contest, hoping to raise the money to free his child from a convent.

Genre - Drama

Director(s) - Mick Davis

Writer(s) - Mick Davis

Cast - Andy Garcia, Elsa Zylberstein, German star Udo Kier and Omid Djalili

Blue Rider's Role - Bridge financier

Distributor(s) - MGM, Bauer Martinez Studios, many territorial distributors

Release Date - 2004

Synopsis - Set in Paris in 1919, biopic centers on the life of Italian artist Amedeo Modigliani, focusing on his last days and his rivalry with Pablo Picasso. Modigliani, a Jew, has fallen in love with Jeanne, a young and beautiful Catholic girl. The couple has an illegitimate child, and Jeanne's bigoted parents send the baby to a distant convent to be raised by nuns. Modigliani is distraught and needs money to rescue and raise his child. The answer arrives in the shape of Paris' annual art competition. Prize money and a guaranteed career await the winner. Neither Modigliani, nor his dearest friend and rival Picasso has ever entered the competition, believing that it is beneath true artists like themselves. But Modigliani signs up for the competition in a drunken and drug-induced tirade. Picasso follows suit and all of Paris is aflutter with excitement at who will win. With the balance of his relationship with Jeanne on the line, Modigliani tackles this work with the hopes of creating a masterpiece, and knows that all the artists of Paris are doing the same.
Awards and Festival Screenings for Modigliani
Modigliani was nominated for two International Press Academy Golden Satellite Awards: to Pam Downe for Costume Design and Luigi Marchione and Vlad Vieru for Art Direction and Production Design.

It was an official Gala Selection at the Toronto Film Festival, opened the Miami International Film Festival and also played at the Bergen (Norway) International Film Festival, the Washington Jewish Film Festival, The Capri (Italy) Hollywood Film Festival, The Bangkok International Film Festival, The Mexico City International Film Festival, Spain's Mostra de Valencia Cinema del Mediterranean , Italy’s Festival Due Mondi, California's San Jose Jewish Film Festival and Sonoma Film Festival.

Boxoffice and Rental Revenues:
Modigliani had a worldwide theatrical gross of $1,466,013: bringing in $1,260,848 in eight markets and doing $205,165 in the U.S. during 14 weeks in 2005, during which it only screened in 2-9 theatres. The top market for Modigliani was Italy, where it brought in $1,009,517 (69% of the global total).

Viewers' Ratings:
As of February 26, 2009, more than 85.8% of 2,370 users of the Internet Movie Database gave Modigliani a positive rating, with 25.2% rating it a perfect 10 and the average rating being 7.6. All demographic groups rated it positively, but the most enthusiastic were people 17 and younger (who rated it 8.2 out of 10), women 18-29 (7.8) and women 45 and older (7.1). Non-Americans liked it better than U.S. residents did.

Critics’ Kudos:
Kirk Honeycutt, The Hollywood Reporter: “A lively movie full of parties, overwrought emotions and mad passion. The film stars Andy Garcia as Amedeo Modigliani, the Jewish-Italian artist who helped turn early 20th century art into one of the most dynamic and expressive periods in art history. Only the film, written and directed by Scottish filmmaker Mick Davis, views its subject as a tempermental drunk, dancing on table tops at La Rotonde cafe and indulging in a childish rivalry with Pablo Picasso (burly Omid Djalili).

“Garcia's Modigliani -- ‘Just call me Modi’ -- certainly has an all-star supporting ‘cast’ for his supporting players. Davis situates his story in Paris in 1919, the penultimate year of Modi's life, where along with the sullen and haughty Picasso, he cavorts at his favorite cafe with Diego Rivera, Gertrude Stein, Jean Cocteau, Maurice Utrillo, Frida Kahlo and Max Jacob.

“His childhood TB, aggravated by a regimen of booze, opium and cigarettes, is swiftly killing him. His mistress Jeanne (hauntingly beautiful Elsa Zylberstein), a nice Catholic girl whose well-to-do father is outraged by her liaison with a Jew, has already borne him one child and another soon will be on the way. Both Modi and Jeanne are genuinely tragic figures.

“Like all artists in movies, Modi refuses to sell his canvases to those who do not really appreciate his art, cheats on his mistress, ignores his doctor's health warnings and provokes just about everyone he meets. His greatest animosity is reserved for Picasso, whom he taunts and threatens often enough for Picasso to reach for his gun. (For a bunch of artists, this crowd packs some serious heat.)

“Garcia has his moments as a wild man [and] Zyberstein overcomes the cliches about an obsessed, doom mistress to evoke empathy for this delicate moth driven ever closer to the flame. Israeli cinematographer Emmanuel Kadosh takes advantage of these characters and settings to unveil scene after scene of rare cinematic beauty. He creates sharp contrasts between the whites and blacks, creating tableaus almost like early tintypes. He bathes dreamlike sequences in color tints that capture the sensuality of those long ago days. This not quite real world gives a helpful intimacy and immediacy to the hazy dramatic action.”

Lisa Nesselson, Variety: “Some of the enormous drama inherent in the life of sculptor and painter Modigliani is captured in Mick Davis' film of the same name that concentrates on the final year of the artist's life in Paris.

“One of pic's most arresting scenes is a flashback set in Modigliani's hometown of Livorno, Italy, when he was a boy. As government officials try to confiscate the family's belongings for back taxes, the clan invokes an ancient custom proclaiming any possessions on a pregnant woman's bed may not be seized: The young Amedeo's mother is in labor with furniture and chandeliers piled up on her mattress. Another memorable scene has Picasso -- the proud owner of a flashy motorcar -- drive his artistic rival to the country to meet 'God": the elderly Auguste Renoir.

“Romania fills in reasonably well for Montparnasse. Hippolyte Girardot is touching as Modi's close pal Utrillo, who lands in a genuinely creepy loony bin. As the oval-faced, swan-necked Jeanne of countless portraits, Zylberstein -- who has thesped up a storm in the past year and is rarely absent from Paris hardtops -- is as crafty a physical fit as Shelly Duvall was as Olive Oyl.”

Scott Brown, Entertainment Weekly: “Andy Garcia immerses himself in ''Modi,'' luxuriating in his rumpled vanity and clownish self-loathing, his bourgeois drive for financial success vying with his proud, penniless bohemianism. Beneath it all, Garcia locates a crushing insecurity, escaping in surges of exhibitionistic alcoholism and self-destructive histrionics

“Modigliani pinballs between what the filmmakers consider the twin foci of their subject's career: his rivalry with Picasso (Omid Djalili, presenting Pablo as an appealing, if cartoonish, cross between a pasha and the fat kid picked last for sports) and his love affair with the last and greatest of his paramours, Jeanne Hebuterne (Elsa Zylberstein, who, with her large, capsizing eyes and elongated features, was a casting choice so eerily apt she's essentially a special effect).”

Major Cast and Crew Credits and Awards:
Directed by Mick Davis (The Match).

Written by Mick Davis (Wake of Death, The Match, The Flying Dutchman and Love in Paris).

Stars Andy Garcia (The Untouchables, Confidence, Dangerous Minds, Dead Again, Black Rain, Internal Affairs, The Man From Elysian Fields, Stand and Deliver; Oscar nom for The Godfather: Part III; won 12 major awards and 12 other nominations for works including Ocean's Eleven, For Love or Country: The Arturo Sandoval Story, When a Man Loves a Woman, The Disappearance of Garcia Lorca and Ocean's Twelve); French star Elsa Zylberstein (Farinelli, Jefferson in Paris, Metroland, Lautrec; won three major French awards and gained three more nominations for films including Van Gogh, Mina Tannenbaum and Beau Fixe); German star Udo Kier (End of Days, Armageddon, Blade, Ace Ventura: Pet Detective, Dogville, End of Days, Breaking the Waves, Johnny Mnemonic, My Own Private Idaho and 173 other films and TV works) and London-born Iranian actor-comic Omid Djalili (Gladiator, The Mummy, Notting Hill, The World is Not Enough, Spy Game, Casanova, Alien Autopsy).

Cast includes Czech-born international supermodel (worth more than $12 million in 1998, at age 25) and sex goddess Eva Herzigova (Friend of the Heart, The Guardian Angels, Inferno, The Victoria's Secret Fashion Show, Sports Illustrated Swimsuit '97 a nd '99; won 2002 New York International Independent Film & Video Festival Best Actress Award for Just For the Time Being); French actor Hippolyte Girardot (Manon of the Springs, Jump Tomorrow, The Man Inside, First Name Carmen, House of 9, Lady Chatterly; French Cesar Award nominations for Le Bon Plaisir, Un Monde Sans Pitié and Hors la Vie); Scotland’s Peter Capaldi (Bean, Dangerous Liaisons, Local Hero, Smilla’s Sense of Snow, Turtle Diary, Max, Shooting Fish, Lair of the White Worm, House of 9, The Crow Road; won Oscar and other awards for Best Live Action Short for Franz Kafka's It's a Wonderful Life; won BAFTA Scotland Best Actor Award for Soft Top Hard Shoulder; nominated for BAFTA Best Comedy Performance for The Thick of It); England's Miriam Margolyes (Magnolia, Harry Potter and the Chamber of Secrets, Rome + Juliet, End of Days, Babe, Mulan, Happy Feet, Little Shop of Horrors, Cats & Dogs, Dead Again, Immortal Beloved; won BAFTA Best Supporting Actress Award for The Age of Innocence); Britain's Jim Carter (Top Secret, The Madness of King George, Ella Enchanted, Flash Gordon, Brassed Off, The Company of Wolves, House of 9, The Thief Lord; won SAG Award for Shakespeare in Love); Susie Amy (Dead Fish, House of 9, La Femme Musketeer) and Lance Henriksen (The Terminator, Close Encounters of the Third Kind, Dog Day Afternoon, Scream 3, Network, The Right Stuff, Prince of the City, Jagged Edge;won three major awards and nine nominations for works including Millennium, Hard Target, Pumpkinhead, Aliens, Abominable and The Pit and the Pendulum).

Executive Producers: Marcos Zurinaga (Tango Bar, The Disappearance of Garcia Lorca, La Gran Fiesta); Karinne Behr (Wake of Death, I Could Never Be Your Woman, The Flock, Irish Jam, Land of the Blind); Antony Blakey (The Piano Player, Wake of Death, Nouvelle-France, My First Wedding); Donald A. Barton (Back in the Day, Karla, Citizen Verdict, Eye of the Dolphin); Paul Fleetum (Wake of Death); Andy Garcia (The Man From Elysian Fields, The Lost City, The Unsaid, Just the Ticket, For Love or Country: The Arturo Sandoval Story); Steve Marsden (debut) and Gary Ungar (Gothika, Babylon A.D.).

Producers: Philippe Martinez (The Groomsmen, the Flock, I Could Never Be Your Woman, Dot.Kill, House of 9, Wake of Death, Land of the Blind, Texas 46); Stéphanie Martinez (Wake of Death, Citizen Verdict) and André Djaoui (The Burning, Lady Chatterly's Lover, O Jerusalem, Siegried & Roy: Masters of the Impossible, Money).

Original Music by Guy Farley (Cashback, Knife Edge, Darkness Falls, White Bits, Wake of Death).

Cinematography by Manu Kadosh (The Lost City, Wake of Death, Land of the Blind, Back to the Promised Land).

Film Editing by Emma E. Hickox (Blood and Chocolate, Kinky Boots, The Jacket, A Walk to Remember, Blue Crush, Honey, The Breed).

Production Design by Giantito Burchiellaro (Juliet of the Spirits, Harrison's Flowers, The Monster; won Italian National Sydicate of Film Journalists Best Production Design Award for Sostiene Pereira).

Art Direction by Luigi Marchione (The Comfort of Strangers, Where Angels Fear to Tread, Dancers; won four major Italian awards and another nomination for Italian movies; nominated for Best Art Direction and Production Design Satellite Award for Modigliani) and Vlad Vieru (Blood and Chocolate, Wind in the Willows, BloodRayne, Incubus; nominated for Satellite Award for Modigliani).

Costume Design by Pam Downe (Hollow Reed, The Match, Silent Cry; nominated for Best Costume Design Satellite Award for Modigliani).

Special Effects Supervisor: Mihai Reti (Captaine Conan, Dark Asylum, Van Wilder 2: The Rise of Taj).

Visual Effects Supervisor: Frank Wegerhoff (The Patriot, Enemy at the Gates, FeardotCom, 2001: A Space Travesty, Comedian Harmonists, The Frighteners, Dot.Kill).

Release Data:
Modigliani made its French theatrical debut on May 18, 2004, opening that same year in theatres in Russia, Belgium and Ukraine, as well as launching on video in Israel. In 2005, it opened in Dutch, Italian, Romanian, Swedish, Danish and Norwegian theatres--and on DVD in Thailand, Hong Kong, Brazil, Canada and Finland. In 2006 it opened in theatres in Poland, Portugal and Spain; on Argentine TV; and on DVD in Australia, The Czech Republic and New Zealand. In January 2007 it opened on Hungarian and Puerto Rican TV. And in 2008 it debuted on DVD in Germany and Austria.

Producer Quote:
Philippe Martinez: "Modigliani was a beautiful film. Its acting, story and visuals were all amazing. It did some business, but because it was a period piece--set in '20s Paris--it didn't do big boxoffice.

"Andy Garcia was amazing in the lead. Probably my best experience in the film business was working with him on this movie.

"Blue Rider was very helpful in getting the film completed."
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_1.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_2.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_3.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_4.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_5.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_7.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_9.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_8.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_10.jpg
http://blueriderpictures.com/film_images/modigliani_6.jpg


  • Director: Mick Davis
Plot
A gifted artist wages a personal war against his demons as well as a world that refuses to accept his creative vision in this biographical drama based on the true story of Amedeo Modigliani. Modigliani (Andy Garcia) was an Italian Jew who was living in Paris in the 1910s, when the city's bohemian community was in full flower. While Modigliani was a uniquely gifted painter and sculptor, his friend and rival Pablo Picasso (Omid Djalili) had already found fame and fortune; Modigliani's work had yet to reach a significant audience beyond the city's creative inner circle. Though Modigliani stubbornly refused to compromise his vision for the sake of sales, he was alternately troubled and enraged by the lack of acceptance for his art, and was known to buffer his bruised ego with alcohol and opium, which made his often unpredictable and sometimes violent behavior all the more volatile. Modigliani also had a mistress, Jeanne Hebuterne (Elsa Zylberstein), who had been disowned by her wealthy family for falling in love with a Jew and having his child out of wedlock. When Hebuterne discovered she was pregnant again, Modigliani faced pressure to marry her, and had to face the practical question of how to support his offspring. Modigliani's fate rested upon winning an annual art competition in Paris, which would have given him a needed influx of cash, leaving him understandably enraged when Picasso also chose to enter a work in the contest. ~ Mark Deming, Rovi
Cast
Credit
Roberto Bessi - Associate Producer, Patrick Godeau - Associate Producer, Stefan Jonas - Associate Producer, Andrei Boncea - Associate Producer, Antonio Guadalupi - Associate Producer, Pam Downe - Costume Designer, Mick Davis - Director, Emma E. Hickox - Editor, Marcos Zúriñaga - Executive Producer, Andy Garcia - Executive Producer, Gary Ungar - Executive Producer, Antony Blakey - Executive Producer, Stephen Marsden - Executive Producer, Paul Feetum - Executive Producer, Douglas W. Miller - Executive Producer, Karinne Behr - Executive Producer, Donald A. Barton - Executive Producer, Guy Farley - Composer (Music Score), Giantito Burchiellaro - Production Designer, Manu Kadosh - Cinematographer, André Djaoui - Producer, Philippe Martinez - Producer, Alan Latham - Producer, Stephanie Martinez-Campeau - Producer, Mick Davis - Screenwriter
CINEMA E PITTURA
http://www.pitturaedintorni.it/immagini/underline.jpg
"I colori dell'anima - Modigliani" di Mick Davis
Falsi storici su Amedeo Modigliani
di Osvaldo Contenti *
http://www.pitturaedintorni.it/immagini/modigliani01.jpg
Il manifesto del film
  
Mick Davis percorre molte, troppe strade immaginarie per raccontarci gli ultimi anni di vita parigina di Amedeo Modigliani (Livorno 1884 - Parigi 1920). E nel farlo fa carta straccia di biografie, epistolari e cronache del tempo con la disinvoltura di un discente presuntuoso che voglia modificare a proprio piacimento la storiografia artistica non solo dell'artista italiano ma dell'intera scuola di Parigi. Con risultati a dir poco irritanti. Nel film del regista scozzese, infatti, tanto per fare un esempio, nel cenacolo artistico del Caffè La Rotonde di Montparnasse, le accese conversazioni tra Modigliani e Picasso riportate da Davis non hanno alcun riscontro storico. Si ha come l'impressione, quindi, che l'autore abbia piluccato qua e là prendendo troppo alla lettera certe osservazioni personali, come quella di Giorgio de Chirico che una volta definì Parigi come la città "verso la quale emigrano non soltanto gli uomini ma le cose, cose curiose, idee, stati d'animo, creazioni, creazioni d'artisti, reali o soltanto immaginate". Con la sostanziale differenza che il "soltanto immaginate" di de Chirico ineriva alle aspirazioni degli artisti e non alla volontà di millantare alcunché, come invece ha fatto Davis, sottintendendo di sapere e  poter 
riscrivere i fatti sulla base dei si dice. Un'operazione assolutamente arbitraria, che quindi, in via preliminare, ci mette subito sull'avviso di non prendere assolutamente per oro colato l'assunto dei dialoghi contenuti ne "I colori dell'anima". Il che, per un pellicola che tratta la biografia e l'opera di un artista, suona come un dissonante paradosso.
Stabilito questo, l'analisi del film non può che procedere sul vaglio dell'unità estetica e sulle capacità espresse dai singoli attori. E in entrambi casi il giudizio non può che essere estremamente positivo. Nel primo ambito, infatti, Davis è davvero abile nel restituirci i colori, gli ambienti e le atmosfere del periodo bohémienne di una Parigi, allora, capitale mondiale dell'arte. E anche se il merito di ciò va condiviso con la splendida fotografia di Emmanuel Kadosh e le accuratissime scenografie di Luigi Marchione e Enzo Forletta (ai quali attribuirei tout court due statuette di nome Oscar), non vi è dubbio che il regista vi ha messo del suo, palesando oltretutto una notevole capacità ritrattistica nell'offrire i verosimili alter ego cinematografici di Modigliani (Andy Garcia) e Picasso (Omid Djalili) in primis, ma anche di Maurice Utrillo (Hippolyte Girardot), Max Jacob (Udo Kier), Jean Cocteau (Peter Capaldi), Chaim Soutine (Steven Rimkuss), Gertrude Stein (Miriam Margolyes) e della pittrice Jeanne Hébuterne, devota compagna di Modigliani, interpretata dalla deliziosa e bravissima Elsa Zylberstein.
Jeanne Hébuterne si stacca da tutti gli altri personaggi perché non è solo l'amata di Modigliani, ma la sua musa ispiratrice, come notiamo (vedi foto) dall'amorevole ritratto dell'artista livornese. Modì conosce Jeanne nel 1917 e con la ragazza, allora diciannovenne, inizia una convivenza in un appartamento assai modesto in rue de la Grande Chaumière. Una convivenza contrastata in tutti i modi dai genitori della giovane, cosa che il film di Davis evidenzia con convincente efficacia. Ma il regista, ancora una volta, manca di approfondimento "dimenticando" che Jeanne lavorò fianco a fianco con Modigliani.
Le cronache, addirittura, riferiscono di un loro sistemarsi l'uno di fronte all'altro durante il lavoro di pittura. E Davis, soprattutto, nel film non fa menzione dell'opera di Jeanne Hébuterne intitolata "La suicida" (vedi foto), che preconizza drammaticamente proprio il suicidio di Jeanne, incinta, un giorno dopo la morte di Modigliani.


http://www.pitturaedintorni.it/immagini/modigliani02.jpg
Jeanne Hébuterne con la collana
Modigliani 1917
http://www.pitturaedintorni.it/immagini/modigliani03.jpg
La suicida di Jeanne Hébuterne

http://www.pitturaedintorni.it/immagini/modigliani04.jpg
Andy Garcia interpreta Modigliani

Ancora gravi lacune in fatto di sceneggiatura, insomma, in un film salvato, come detto, solo da una buona resa d'atmosfere e da un cast di attori di altissimo livello, tutti in estrema simbiosi con i personaggi da interpretare. 
I COLORI DELL’ANIMA - MODIGLIANI (MODIGLIANI)
CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mick Davis
Sceneggiatura: Mick Davis
Fotografia: Emmanuel Kadosh
Scenografia: Luigi Marchione, Enzo Forletta
Costumi: Pam Downe
Musica: Guy Farley
Montaggio: Emma E. Hickox
Prodotto da: André Djaoui, Philippe Martinez, Stéphanie Martinez
(USA, 2004)
Durata: 127'
Distribuzione: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Amedeo Modiglioni: Andy Garcia
Jeanne Hebuterne: Elsa Zylberstein
Pablo Ricasso: Omid Djalili
Olga Picasso: Eva Herzigova
Max Jacob: Udo Kier
Maurice Utrillo: Hippolyte Girardot
http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/ciak2.gif
Parigi, 1919, nella capitale dell’arte e dell’avanguardia, si incontrano, e scontrano, Picasso, Rivera, Stein, Cocteau, Soutine, Utrillo e Modigliani, l’intemperante ebreo italiano, il più povero – ancora non riesce a vendere quadri – il più dissoluto, sempre ubriaco, drogato, sopra le righe. Ma il grande Mody è un uomo ricco, perché lui ha l’amore, immenso, di Jeanne, una bellissima ragazza che ha rinunciato a tutto per stare con lui, modella e compagna, la donna di cui dipingerà gli occhi quando ne avrà conosciuto l’anima. E lo farà nell’ultima opera, che s’intitola semplicemente Jeanne e che gli aprirà le porte di tutte le gallerie, prima di morire all’età di trentasei anni, per una tubercolosi contratta a Livorno a quattordici anni e mai curata.

“Che cos’è l’amore? Avete mai amato qualcuno al punto da condannarvi all’inferno per l’eternità? Io l’ho fatto”: è Jeanne (Elsa Zylberstein), lo stesso volto delle teste di Mody, bella ed esangue, che apre e chiude il film, una cornice che racchiude la biografia di Modigliani quasi a giustificarne il racconto sopra le righe in nome dell’amore. Un inizio che lascia presagire la chiave melodrammatica adottata per ricostruire il personaggio, una scelta discutibile, che mette in secondo piano l’arte rispetto allo stile di vita bohemien, la nevrosi, le allucinazioni, la malattia e le intemperanze. Un ritratto che non convince, nonostante l’ottima interpretazione di Andy Garcia che, con gli occhi, e con gestualità teatrale, restituisce l’immagine della follia, perché troppo enfatico. Tra flashback e allucinazioni, la costruzione procede stanca, con passaggi a tratti troppo bruschi. Bella la scena della “creazione” in cui sul ritmo di un’ Ave Maria moderna, si susseguono le immagini dei pittori amici – nemici Picasso, Rivera, Soutine, Utrillo e Modigliani nell’atto di dar corpo al quadro che concorrerà alla gara del Café Rotonde. Per contrasto rispetto a tutte le altre scene, qui Mody è l’unico che dipinge sereno e rilassato, con il sorriso sul volto, mentre ritrae la bella Jeanne, quasi a dimostrare che il genio trova pace solo quando crea.
Cantando dietro i Paraventi è un film del 2003 scritto e diretto da Ermanno Olmi, ambientato nella Cina Imperiale e ispirato alla vera storia della piratessa Ching. In Italia è arrivato nelle sale cinematografiche il 24 ottobre 2003.
Trama
La pellicola comincia in Cina con un giovane studente che per errore viene condotto in un teatrino fuori mano dove durante lo spettacolo è possibile ottenere prestazioni sessuali. La rappresentazione teatrale si apre con un monologo di un vecchio capitano di vascello dall'accento portoghese sul fascino della pirateria, fino ad arrivare al racconto delle vicende di Ching, piratessa ai tempi della Cina Imperiale.
Ching è la moglie di un temuto ammiraglio pirata che tormenta le coste cinesi mettendo a ferro e fuoco i villaggi. Una notte il marito viene avvelenato ed ucciso a tradimento dai suoi finanziatori, offesi per la sua disponibilità a collaborare con l'Imperatore. Incapace di accettare la morte del marito Ching decide di indossare l'uniforme del pirata e di continuare la sua opera di scorribande per tenere alto l'onore della figura offesa da un gesto cosi vigliacco. Ad affiancarla nella guida della flotta pirata vi è lo stesso capitano portoghese che fa da narratore nel teatro.
Le gesta della piratessa le fanno guadagnare una grande fama per i mari della Cina le sue azioni intaccano la stessa collaborazione che il defunto compagno intendeva stipulare con il governo cinese. Al tempo stesso introduce nuove regole di comportamento e rispetto delle merci saccheggiate e delle donne rapite.
Alla morte del vecchio imperatore, il figlio Kai-Qing appena asceso al trono, affida al supremo ammiraglio Kwu Lang il compito di combattere la piratessa. La flotta imperiale attacca i pirati in uno scontro notturno ma viene sconfitta dalle forze di Ching e l'ammiraglio Kwu Lang si toglie la vita per lavare il disonore subito.
Il comando supremo delle flotte imperiali passa nelle mani di Thin Kwei ed il governo prepara una grande armata per attaccare e distruggere la vedova Ching.
Le navi dei pirati vengono circondate da un gran numero di vascelli guidati dall'ammiraglia imperiale. Nel corso della notte uno dei comandanti delle tre navi pirata in cambio di privilegi per lui e per il suo equipaggio diserta il comando di Ching e raggiunge a nuoto la flotta imperiale.
Dopo avere ammainato le vele e non mostrando intenzione di attaccare, dalle navi della flotta ostile si levano in cielo degli aquiloni che riportano sulle loro ali dei messaggi per la piratessa secondo un'antica tradizione: ogni singolo aquilone riporta sulle proprie ali i frammenti di un messaggio riguardante un'antica favola cinese, con la quale l'imperatore chiede alla vedova Ching di arrendersi senza combattere. Sentendosi ormai sconfitta, vista la disparità delle forze a confronto, Ching decide di arrendersi al nemico deponendo la spada, buttandola nel mare e consegnandosi agli imperiali per risparmiare al proprio equipaggio un inutile conflitto. Sull'ammiraglia imperiale incontra l'imperatore che le chiede perché combattere essendo il perdono più forte della legge.
Si ritorna nella realtà del teatro dove il narratore spiega l'epilogo della storia in cui tutti i mari da quel giorno conobbero la pace, gli uomini non ebbero più bisogno di armi per combattere e i giorni vennero rallegrati dalle voci delle donne che cantavano dietro i paraventi.
[modifica] Soggetto e sceneggiatura
La sceneggiatura del film si riferisce a documenti conservati negli archivi di Pechino: “Memorie concernenti il Sud delle montagne Meihling” ed all'opera del poeta cinese Yuentsze Yunglun dedicata alla “Piratessa Ching” pubblicata a Canton nel 1830. Durante il film il narratore precisa l'anno in cui si svolgono le vicende, il 1797.
La scelta del regista è di non incentrare la storia sul materiale canonico di un film di pirateria (assalti, arrembaggi, combattimenti, ecc.) a favore di una migliore rappresentazione della realtà storica. Per fare questo Olmi decide di affidarsi al filo conduttore della narrazione, messa in atto in un teatro che racconta la storia principale vista anche da un disorientato ragazzo capitato li per caso, che segue la storia turbato dal piacere dei sensi. Tale visione accompagna anche lo spettatore e lo immerge con gentilezza nei meccanismi del film. Punti di incontro tra realtà e finzione sono gli attori del teatro che al tempo stesso sono i protagonisti della vicenda come delle maschere di se stessi.
Il risultato per la critica è un lavoro dal contenuto pesante e non immediato per la stragrande maggioranza del pubblico, ma che alla fine è apprezzato risultando essere secondo le recensioni degli esperti l'ennesimo capolavoro del regista italiano.
[modifica] Messaggio
Tutto il percorso del film si riassume in un semplice messaggio che a differenza dei normali film sui pirati è di pace. Nel corso della storia il conflitto si sposta da un significato fisico ad un confronto di valori, fra legge e perdono. La vedova Ching si accorge che il perdono è l'unico mezzo per evitare di far soffrire chi le sta accanto. Con la battuta “Il Perdono è più forte della legge” detta dall'imperatore alla resa della piratessa seguita da un epilogo di pace, viene dato modo allo spettatore di recepire tale messaggio.
Gli aquiloni delle scene finali fanno da sostituti alle bombe a dimostrazione che non sempre è necessario arrivare allo scontro per trovare una soluzione, ma che perdonare può essere un atto più potente di qualunque altra arma che l'uomo possiede.
[modifica] Luoghi
Le coste cinesi sono state ricostruite girando gli esterni sul lago di Scutari, in Montenegro e facendo ricorso alla tecnologia digitale (soprattutto per le scene della flotta imperiale). Molti gli esperti che hanno ritenuto che il paesaggio non rendesse giustizia alla splendide coste cinesi e che la decisione di girare nei Balcani sia stata un passo falso del regista.
Il resto delle riprese è stato girato nei Roma Studios (ex Dinocittà).
[modifica] Musica
Il brano musicale “In Pace, in canto” di Fabio Vacchi che si ascolta all'interno del film è cantato dalla soprano Alda Caiello con l'Orchestra dell'Universita' degli Studi di Milano diretta da Alessandro Crudele. Le registrazioni si sono svolte all'Auditorium di Milano, elaborazione elettronica di Agon.
[modifica] Personaggi
  • Vecchio capitano portoghese (Bud Spencer): ha il doppio ruolo di narratore della storia e di guida della vedova Ching poiché le dona il suo grande bagaglio di esperienza per aiutarla a condurre quella che fu la flotta del defunto marito.
  • Vedova Ching (Jun Ichikawa): una donna che coniuga in se stessa la tenacia di una vedova che vuole proseguire l'opera del marito ed un fascino misterioso e seducente.
[modifica] Riconoscimenti
Il film è riconosciuto come d'interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i beni e le attività culturali in base alla delibera ministeriale del 3 aprile 2002.
Nel 2004 la pellicola ha ricevuto diversi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale:
  • 3 David di Donatello e 2 Nominations:
    • Vincitore Miglior Scenografo – Luigi Marchione
    • Vincitore Miglior Costumista – Francesca Sartori
    • Vincitore Migliori Effetti Speciali Visivi – Ubik Visual Effects/Boss Film
    • Nomination Miglior Produttore – Roberto Cicutto e Luigi Musini
    • Nomination Miglior direttore della Fotografia – Fabio Olmi
  • 5 Nastri D'argento e 3 Nominations:
    • Vincitore Miglior Fotografia – Fabio Olmi
    • Vincitore Migliori Costumi – Francesca Sartori
    • Vincitore Miglior Produttore – Andrea Barbagallo
    • Vincitore Miglior Soggetto – Ermanno Olmi
    • Vincitore Miglior Scenografia – Luigi Marchione
    • Nomination Miglior Attore non protagonista – Bud Spencer
    • Nomination Regista del Miglior Film – Ermanno Olmi
    • Nomination Miglior Produttore – Roberto Cicutto e Luigi Musini
Il lavoro ha ottenuto il Pardo d'Onore al Festival internazionale del film di Locarno ed il Premio Diamanti al cinema (miglior fotografia, miglior scenografia e migliori costumi).
L'attore Bud Spencer ha ricevuto il Golden Globe Speciale Interpretazione.


Data di pubblicazione su web 07/11/2003









Ermanno Olmi riparte dalla tradizione. Dopo quello splendido film storico-militare che è stato Il mestiere delle armi (al contempo rigorosissimo documento sull'estetica di quel genere), il regista, dopo un lungo recupero filologico, riprende in mano un vecchio racconto del poeta cinese Yuentsze Yunglun, La piratessa Ching pubblicato a Canton nel 1830, ma ambientato nella Cina del XVIII secolo. È la storia di una vedova, che per vendicare la morte di suo marito, famigerato filibustiere a capo di una folta ciurma di sanguinosi e crudeli pirati, ne prende il posto, indossandone gli orpelli militari, e si lancia, con tre semplici giunche, all'assalto delle città e dei villaggi del millenario Celeste Impero, fino a scontrarsi con le preponderanti forze della marina imperiale. Nel secolo scorso la storia affascinò tanto Borges che lo scrittore argentino volle raccontarla in maniera immaginifica nella Storia universale dell'infamia.

Il film di Olmi comincia invece, nonostante gli illustri e discussi precedenti, proprio da Il posto, il suo secondo film del 1961. Il ragazzo infatti, che cerca un convegno di cosmologia e si ritrova in un teatro-bordello dove si racconta e si recita la storia della celebre piratessa, ha lo stesso sguardo incantato e la stessa innocenza di Domenico, il giovane protagonista di quel film. Ambedue vengono iniziati alla vita e servono al loro autore ad introdurre il suo personale sguardo, quello della macchina da presa, sulla scena del mondo. In questa ultima opera è il binomio carne-memoria a dare inizio al racconto. Il ragazzino porta con sé un libro da regalare non si sa a chi, ma il suo spirito è affascinato e sedotto dal sesso libertino che si pratica là ("metti le ali allo spirito" gli dice un'attrice-prostituta). Il piccolo volume allora, oltre che profumare di letto, diventa uno strumento della memoria.


È su questo sottile binomio di iniziazione che Olmi imbastisce il suo film, e lo fa citando Omero, il leggendario cantore cieco della Grecia mitica e primordiale che di amore, sangue e memoria aveva imbastisto la tradizione letteraria prima orale e poi scritta. La voce del racconto è affidata ad un vecchio pirata e narratore, con la profonda e musicale voce di Bud Spencer, ex-capitano della Reale Marina di Andorra. Questi elementi iniziali ci introducono in un film reinventato attraverso la forma della favola-parabola piena di allegorie più o meno nascoste. È un Olmi che torna dunque all'infanzia (sua e dell'umanità), scoprendo la corporeità femminile, compiendo un'operazione totalmente opposta alle atmosfere cupe de Il mestiere delle armi, dove tutto era sacrificato in nome della ragion di stato e della disillusione tutta maschile.
L'atmosfera favolistica di una Cina esotica (il film in realtà è stato girato tra l'Albania ed il Montenegro), picaresca e salgariana è accentuata dalla doppia struttura del racconto: la scena del teatro nella scena del film. Al palcoscenico è destinata la parola, il luogo della riflessione, il registro linguistico è costituito da inquadrature spesso fisse e in campo largo, forzatura che tende a mostrare i motivi della finzione scenica, in un gioco rappresentativo che ricorda tanto l'isola immaginaria e il discorso metateatrale de La tempesta shakespeariana.



La scena filmica è invece il luogo dell'azione, della concatenazione degli eventi, degli esterni sapientemente fotografati da Fabio Olmi, figlio del regista. È questo lo spazio in cui i personaggi prendono il loro spessore drammaturgico e in cui si approfondisce il discorso etico ed estetico. Nel luogo della Storia la sapienza registica di Olmi prende il sopravvento sul discorso simbolico dell'altro registro, quello teatrale: il cinema si fa allegoria del destino, della vendetta come "piatto che va servito freddo", della pace e della guerra, allegoria del rispetto e delle scelte umane, in questo caso di una donna. Il personaggio della piratessa Ching (Jun Ichikawa in una delle sue migliori interpretazioni, capace di dare al personaggio delle sfumature cechoviane di rara intensità) è interessante proprio per questo, per l'etica femminile che riesce a permeare il mondo circostante.


È chiaro che lo scontro avviene a livello del pensiero. Il vecchio imperatore è portatore di un'etica antichissima ("predare i ricchi è reato, portare via ai poveri è delitto") almeno quanto il suo giovane successore ("il primato del confronto tra le forze deve essere del pensiero"). Essi scelgono di procurarsi una flotta sterminata ed equipaggiata di tutto punto (vapore e cannoni), ma mandano alla giovane donna dei messaggi di pace incondizionata attraverso coloratissimi aquiloni che fluttuano nell'aria e sul mare come spiriti notturni. Alla fine non resta che una musica, il canto di pace di una donna che, come nell'antica Cina, si levava dietro l'invisibile soglia di un paravento per nascondere una femminilità che non doveva essere violata.

© Drammaturgia.it - All rights reserved


Trama del film Cantando dietro i paraventi:
A causa di un equivoco, un giovane studente occidentale approda in un teatrino fuori mano. Superato il primo momento di stupore il giovane cerca di concentrarsi sull'incanto della rappresentazione... E' la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese. Suo marito era un ammiraglio, al comando di una potente flotta, incaricato dal governo imperiale di combattere il flagello della pirateria. Ma dietro il fenomeno si nascondono interessi così grandi che, di lì a poco, l'ammiraglio viene assassinato con una porzione di cibo avvelenato. Sconvolta dall'accaduto, la vedova convince i marinai di suo marito a rifiutare ogni altra offerta e a dedicarsi in proprio agli arrembaggi ed ai saccheggi. Dopo i successi iniziali, la flotta dei pirati di Ching viene circondata dalle navi dell'imperatore. La fine sembra vicina: ma i vascelli governativi, anziché sferrare l'attacco decisivo, rimangono nella più totale immobilità...

FOTOGRAFIA: Fabio Olmi
MONTAGGIO: Paolo Cottignola
MUSICHE: Han Yong
PRODUZIONE: LUIGI MUSINI E ROBERTO CICCUTTO PER CINEMAUNDICI E RAI CINEMA ITALIA, PIERRE GRISE PRODUCTION (FRANCIA), LAKESHORE ENTERTAINMENT SBS (GB), IN COLLABORAZIONE CON SKY
DISTRIBUZIONE: MIKADO
PAESE: Italia 2003
GENERE: Drammatico
DURATA: 100 Min
FORMATO: Colore
Soggetto:
Ispirato ai documenti conservati negli archivi di Pechino "Memorie concernenti il sud delle montagne Meihling" e all'opera del poeta cinese Yuentsze Yunglun dedicata alla "Piratessa Ching" pubblicata a Canton nel 1830.
Critica:
"'Cantando dietro i paraventi' è l'esatto contrario dell'imminente 'Kill Bill': se Quentin Tarantino dichiara guerra al mondo intero in nome della vendetta, Ermanno Olmi invoca la pace nel segno del reciproco perdono. Chissà se in futuro qualcuno, evocando i massacri senza fine del 2003, vedrà nella contrapposizione di due film particolarmente significativi la proiezione dell'opposto atteggiamento che divide l'Europa dall'America. (...) Questo è forse il primo film di pirati senza scene cruente: in un quadro di violenza implicita, l'unico arrembaggio è la presa di possesso di una nave che non fa resistenza. Sostenuto da un'antologia musicale che sembra il parto di un compositore solo, 'Cantando dietro i paraventi' emana l'affascinante splendore di un mito sul quale riflettere pur senza intenderlo fino in fondo. Per goderne bisogna dimenticare il cinema dello spettacolo convenzionale. Non a caso la bella studentessa di architettura, Jun Ichikawa, incarnante la vedova Chin, parla della sua avventura come di un'esperienza spirituale". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 ottobre 2003)"Dalla Storia alla leggenda. Dalla guerra alla pace. Dall'Italia alla Cina, una Cina tutta esotica, filtrata con sensibilità e fantasia occidentali. Il nuovo film di Ermanno Olmi, 'Cantando dietro i paraventi', non potrebbe essere più diverso dal 'Mestiere delle armi', il capolavoro con cui il grande regista tornò al cinema dopo un silenzio durato cinque anni. Eppure sono, ognuno a suo modo, due film politici. (...) Paesaggi rapinosi. Cambi di tono e di ritmo continui. Dialoghi costellati di trasparenti allusioni al presente (al governo fischieranno le orecchie). Una colonna sonora incalzante e composita (Han Yong, Stravinskij, Berlioz, Ravel, canti popolari cinesi) che ora esalta, ora congela l'emozione. 'Cantando dietro i paraventi' non è forse il più bel film di Olmi, certo è il più libero e imprevedibile. Anche se tanta libertà finisce per servire un 'discorso' così esplicito da usare le immagini, a differenza che nel 'Mestiere delle armi', dove il senso scaturiva direttamente dal film. Si può ammirare il coraggioso, e sfarzoso, tour de force . Noi preferiamo il rigore dell'Olmi storico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 2003)"Di fronte a questa favola meravigliosa e necessaria nata in un tempo cinese fantastico che parla di oggi, si resta in dubbio se amare di più l'uomo Ermanno o il regista Olmi. Risposta: entrambi. 'Cantando dietro i paraventi' è un affascinante capolavoro che parla della fatica necessaria della pace senza mostrare un rivolo di sangue: l'altra faccia di Tarantino. (...) Tutta l'appassionante favola, mediata dal ralenti della memoria, è un omaggio al teatro di Brecht-Strehler, con le sue anime buone, ma anche alla saggezza impetuosa di Kurosawa. Complementare al 'Mestiere delle armi', il film del gran lombardo manzoniano parla delle necessità del perdono, senz'ombra di retorica: la parabola entra nella coscienza e si sistema lì per sempre." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 ottobre 2003) "Olmi, e non sarebbe lui sennò, se ne frega altamente dei rozzi sociologismi femministi. Le donne sono fatte per donare serenità e per cantare discretamente dietro i paraventi, come la pioggia per bagnare i campi e il sole per riscaldare. Se poi pirati, azionisti e imperatori odierni abbiano voglia di starlo ad ascoltare, purtroppo, è tutt'altro paio di maniche. Unico appunto a un film che riempie gli occhi e il cuore, rispetto al capolavoro che lo ha preceduto, il suo inclinare verso una semplificazione didascalica che eccede la necessità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 ottobre 2003)
Note:
- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES E DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI- E' STATO GIRATO NEL MONTENEGRO E NEI ROMA STUDIOS SULLA PONTINA.- DAVID DI DONATELLO 2004 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE), I MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI) E MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (UBIK VISUAL EFFECTS - BOSS FILM)- NASTRO D'ARGENTO 2004 PER: MIGLIOR SOGGETTO (ERMANNO OLMI), MIGLIOR FOTOGRAFIA (FABIO OLMI), MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE) E MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI)
fonte "RdC - Cinematografo

CANTANDO DIETRO I PARAVENTI



Regia: Ermanno Olmi
Lettura del film di Nazareno Taddei Sj
Edav N° 2003 - 315
Titolo del film: CANTANDO DIETRO I PARAVENTI
Titolo originale: CANTANDO DIETRO I PARAVENTI
Cast: regia, sogg., scenegg.: Ermanno Olmi - fotogr.: Fabio Olmi - mus.: Han Yong - mont.: Paolo Cot-tignola - scenogr.: Luigi Marchione - cost.: Francesca Sartori - interpr.: Bud Spencer , alias Carlo Pedersoli (vecchio Capitano portoghese), Jun Ichikawa Li (vedova Ching), Sally Ming Zeo Ni (confidente), Camillo Grassi (nostromo), Makoto Kobayashi (Ammiraglio Ching), Yang Li Xiang (Supremo Ammiraglio Kwo Lang), Guang Wen Li (dignitario imperiale), Ruohao Chen (emissario imperiale), Davide Dragonetti (cliente ignaro), Alberto Capone (cliente militare), Carlene Ko (Mery Red), Sultan Temir Omarov (Ammiraglio Thin Kwei), Bellini Zheng (il piccolo Guiady) - colore - durata: 100’ - musiche da: Orchestra Sinfonica diretta da Gianfranco Plenizio; registrazioni effettuate nei Sony Music Studios di Londra - produz.: Luigi Musini e Roberto Ciccutto per Cinemaundici e Rai Cinema Italia / Pierre Grise Production, Francia - coproduz.: Lakeshore Entertainment Sbs (Gb), con Sky - origine: ITALIA, 2003 - distribuz.: Mikado - col il sostegno di Eurimages e MIBAC - grato nel Montenegro e Roma Studios Pontina
Sceneggiatura : Ermanno Olmi
Nazione: ITALIA
Anno: 2003
Premi: - DAVID DI DONATELLO 2004 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE), I MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI) E MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (UBIK VISUAL EFFECTS - BOSS FILM) - NASTRO D·ARGENTO 2004 PER: MIGLIOR SOGGETTO (ERMANNO OLMI), MIGLIOR FOTOGRAFIA (FABIO OLMI), MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE) E MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI)
Chiavi tematiche: pace, perdono


È il «film porno di Olmi», dicono scherzosamente in qualche ambiente… qualificato di Roma; e in «Sette» del Corsera mettono Olmi con Camilleri e Fellini nel servizio L’eros (ri)comincia a 70 anni, con qualche accenno a Italo Svevo del Senilità .
Non so però con quanta verità. È vero che non ricordo mai d’aver visto in Olmi, come questa volta, uno spogliarello integrale e una qualche, rara, insistenza sulle cosce di Ching; ma direi che è da sessuofobi lasciarsi conturbare da quelle rapide visioni.
Comunque, aspettatevi bellissime immagini di interni e soprattutto di esterni, qualche rarissima — se volete — anche di seno e di cosce; aspettatevi anche piú di una felice intuizione cinematografica da vero artista. Invece, purtroppo, non aspettatevi risposta a tutti i perché — anche solo narrativi — che vi balzeranno alla mente; accontentatevi invece della meraviglia del come Olmi vi fa vedere le cose che vi presenta.
Notiamo: il film non è — come tutti hanno inteso — la storia della piratessa Ching che si piega a chiedere perdono all’imperatore quando ormai la flotta imperiale, munita poi di motore a vapore al posto dei remi e delle vele, sta per sopraffarla; bensí è quella stessa storia narrata sul palcoscenico di un teatrino-bordello cinese, do­ve per sbaglio capita uno studente occidentale che sta cercando una conferenza di Cosmologia e che, pur con disappunto ma attratto (pare) dal fascino di quella performance, si lascia irretire da una graziosa prostituta che, pare, l’accompagni fino alla fine di quella storia; e il bravo vecchio Capitano portoghese (Bud Spencer) si accomiata da noi pubblico.
Il film è stato girato nel Montenegro, sul lago di Scutari e nei Roma studios (ex-Dinocittà). Il racconto della piratessa Ching si riferisce a documenti conservati negli Archivi di Pechino «Memorie concernenti il sud delle montagne Meihling» e all’opera omonima del poeta cinese Yuentsze Yunglun. Ma il film non è tutto in essa.
Vediamone comunque la «trama» che ne dà l’Agenzia di Distribuzione (manca ovviamente il finale per ragioni pubblicitarie; e mancano gli accenni ad alcune sequenze importanti che ricorderemo noi): «A causa di un equivoco, un giovane studente occidentale approda in un teatrino fuori mano [ch’è poi il palcoscenico di un bordello]. Superato il primo momento di stupore il giovane cerca di concentrarsi sull’incanto della rappresentazione... È la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese. Suo marito è eletto ammiraglio di una potente flotta, incaricato dal governo imperiale di combattere il flagello della pirateria. Ma dietro il fenomeno si nascondono interessi cosí grandi che, di lí a poco, l’ammiraglio viene assassinato con una pozione di cibo avvelenato. Sconvolta dall’accaduto, la vedova convince i marinai di suo marito a rifiutare ogni altra offerta e a dedicarsi in proprio agli arrembaggi ed ai saccheggi. Dopo i successi iniziali, la flotta dei pirati di Ching viene circondata dalle navi dell’imperatore. La fine sembra vicina: ma i vascelli governativi, anziché sferrare l’attacco decisivo, rimangono nella piú totale immobilità...» Si possono ricordare qui le sequenze relative alla vita personale del grande pirata Makoto, curato appassionatamente dalla moglie; alla corte imperiale e particolarmente al vecchio imperatore informato degli avvenimenti e sempre mostrato di spalle allietato poeticamente nella sua vecchiaia da graziosi uccellini; all’attività piratesca, magnificamente realizzata nel lago di Scutari; e continuare la trama con i vascelli imperiali che lanciano aquiloni con parole di pace; e con l’invitta piratessa Ching, che, dopo aver preparato se stessa e la ciurma a rispondere all’attacco che li porterà alla morte, sostanzialmente gloriosa per aver sempre rispettato le norme della dignità e dell’onore, al volo di quegli aquiloni, decide di chiedere perdono al nuovo imperatore, consegnandogli un qualche simbolo di comando e di proprietà che l’imperatore stesso getterà in mare per segnare una pace duratura.
«Da quel momento, — commenta la voce fuori campo — i fiumi e i quattro mari furono sicure e liete strade; i contadini vendettero le loro spade e comprano buoi per arare i campi, mentre le voci delle donne rallegravano il giorno cantando dietro i paraventi.»
Già con questa trama, ci si domanda anzitutto cosa c’entri con la pace, frutto di perdono, il giovanotto che cerca una lezione di Cosmologia (scienza filosofica del Cosmo) e si lascia irretire dal sesso e che si vedrà due volte di sfuggita guardare la scena. Egli entra nel film in un secondo momento quando il Vecchio Capitano portoghese lo ha già iniziato dalla tolda della nave che sarà quella di Ching, parlando della pirateria; e sul palcoscenico si sarà già visto lo spogliarello della donna.
Ma interrogativo ancor piú grosso nasce alla fine: dov’è questo gran discorso del perdono che genera pace, quando è l’imperatore a offrire pace e la nostra Ching, ormai sconfitta, va a chiedere perdono all’imperatore, vestita di abiti lussuosi e invitanti?
Al festival di Pesaro, Olmi ha dichiarato: «In passato, memore della mia esperienza come impiegato della Montedison, me la prendevo con le grandi aziende. E in un momento di pericolo come questo che faccio? Critico Bush e Berlusconi? Tanto non mi ascoltano. Scelgo invece di raccontare una favola per trovare in essa la speranza utopica della pace, del tutto assente dalla realtà di oggi.»
Lasciamo stare le «grandi aziende»; che gli hanno sempre dato il pane e aperto strade, come può dire chi con lui ha vissuto quegli anni. Ma buttiamo tutto in politica? Lasciamo stare anche questo e prendiamo l’unica parola che vale parlando di un film: la parola «favola». Lasciamo pur stare ancora che sia necessaria una favola per dare speranza di pace.
Ma ci chiediamo dov’è la «favola»? La storia di Ching è una storia vera del secolo XVIII, anche se è un poeta a narrarla; il fatto che sia un palcoscenico a rappresentarla non la riduce a favola; il giovanotto che trova la Cosmologia in un bordello è una fatto di realtà, anche se inventato; né basta che il cinema ne dia un’immagine schermica, pur magnifica e poetica, ma realistica, come quella del palcoscenico. E nemmeno bastano i «(...) paesaggi rapinosi [?!?]. Cambi di tono e di ritmo continui. Dialoghi costellati di trasparenti allusioni al presente (al governo fischieranno le orecchie). Una colonna sonora incalzante e composita (Han Yong, Stravinskij, Berlioz, Ravel, canti popolari cinesi) che ora esalta, ora congela l’emozione» di cui parla Fabio Ferzetti, ne «Il Messaggero», 24.10.03, cui però aggiungo il potente Dies irae gregoriano sinfonizzato, inatteso, che troppo ricorda altri film, p.e. SHINING di Kubrick, ma anche altri recenti.
Ferzetti scrive anche: «Questo non è forse il piú bel film di Olmi, certo è il piú libero e imprevedibile. (…) Noi preferiamo il rigore dell’Olmi storico.» Pur tentato, non mi sento di sottoscrivere. Il film mi sembra ben qualcosa di piú con un qualcosina di meno. Io che gli sono stato vicino nei primi meritati trionfi, vorrei dire che Olmi è un grande poeta della realtà; un grande regista…, che però finora non è stato ancora «grande», perché non s’è mai preoccupato di come strutturare ai livelli medio-alti la composizione, per poter «dire» e non solo stupire con le immagini. (Nazareno Taddei sj)


DAVID 2002 – Olmi, “l’uomo in più” del cinema italiano
“Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi stravince i David di Donatello. E’ un film di bellezza ascetica, rigorosa, geometrica. In lontananza si sente l’eco di Bresson, di Dreyer, ma anche di Rossellini. Ma soprattutto si tratta di un’opera fuori dal tempo. Non appartenente a nulla che si giri oggi in Italia.
http://www.sentieriselvaggi.it/public/articoli/1864/Images/Olmi.jpgLa serata è calda, afosa, pesante. Sul palco sale Milly Carlucci, dà l’avvio alle danze. David di Donatello. Anzi, serata del David di Donatello. Si dovrebbe premiare il cinema italiano, festeggiare una stagione quasi finita, alzare i calici brindando alla buona del salute del nostro cinema. Ci vengono i brividi solo a pensarla una cosa del genere. Cosa si fa invece quando non si ha da festeggiare nulla? Ci si annulla nello spettacolo, ci si dimentica nell’oblio acquoso della grancassa rutilante di luci e colori. E’ quello che faremo noi stasera. L’intrattenimento corre sull’esile filo dell’apparizione di qualche personaggio che possa destare l’attenzione, di qualche caratterista che susciti l’ilarità composta del pubblico. Non c’è ne traccia. Appare ad un certo punto l’ormai solito Benigni, ma crediamo bene che dopo la sua sfolgorante apparizione a Sanremo non possa che ripetersi. E’ quello che fa. Il comico dovrebbe creare destabilizzazione, spaesamento, instabilità. Benigni lo sapeva fare molto bene, ma era un periodo lontano questo, un periodo in cui spesso lo si confondeva con un certo Cioni Mario. Altri tempi, altre necessità. Piccola precisazione comunque. La presenza di Benigni non è del tutto gratuita. È presente stasera per commemorare, come la cerimonia richiede, il grande Danilo Donati, il costumista di Casanova felliniano per intenderci, venuto a mancare non molto tempo fa mentre stava lavorando proprio al “Pinocchio” di Benigni. Un altro grande nome che se ne va questo, residuo malinconico di un cinema di cui non riusciamo ad intravedere più nemmeno il fantasma. Altro punto forte della serata: Liza Minnelli. Anche lei ci ricorda belle pagine di cinema (Scorsese, Fosse), e di bel canto, ma ci appare irrimediabilmente stonata rispetto all’ambiente che la ospita. Veniamo assaliti da una sorta di straniamento prospettico che ci porta a percorrere altri crinali visivi, altre vie mnemoniche. Non possiamo farci nulla. Quello che abbiamo di fronte agli occhi è malcelato tentativo di coprire un vuoto che coi minuti si fa sempre più incolmabile, sempre più imbarazzante. E’ la volta delle premiazioni tecniche, ma per il momento non vogliamo nemmeno dire il nome del vincitore. Lo riveleremo dopo. Andiamo avanti. Com’è tradizione ormai, ad ogni premio segue la comparsata veloce e furtiva di qualche attore e/o attrice. Di buone notizie per il nostro cinema ce ne sono poche. Ci dà conforto il vedere Castellitto che parla dell’ultimo film di Bellocchio che andrà a Cannes. E’ poco forse, ma non possiamo non esserne soddisfatti. Ci pare poi che Bellocchio, dopo una stagione buia, sia tornato da qualche anno in qua a dei risultati molto interessanti. Migliori attori e attrici dell’anno. Giannini in “Ti voglio bene Eugenio” è eccezionale, ma non è una novità. Che sia il più grande attore italiano in circolazione non è una novità, il suo problema forse negli anni è stato solo quello di aver ceduto troppo alle lusinghe di un cinema facile facile che non ha mai reso giustizia alle sue indubbie capacità espressive (ma un premio lo meritava anche Toni Servillo, con due grandi interpretazioni in “Luna rossa” di Capuano e “L’uomo in più”di Sorrentino). Migliore attrice poi. Quest’anno tocca a Marina Confalone per “Incantesimo napoletano”. Non abbiamo il coraggio di dire niente sul film, né tantomeno sull’attrice. In questi casi è meglio sospendere il giudizio. Migliori non protagonisti sono invece rispettivamente Libero De Rienzo e l’immarcescibile Sandrelli. Il primo vince per “Santa Maradona”, la seconda per “Figli-Hios” di Bechis. Su quest’ultimo premio ci troviamo abbastanza d’accordo: il film di Bechis è soprattutto un cinema d’attori (non tanto “Garage Olimpo”, quanto quest’ultima opera) e la Sandrelli sfuma bene, in una delle parti più ambigue della sua carriera. Ma anche su De Rienzo ci sentiamo abbastanza soddisfatti. Peraltro il regista di “Santa Maradona”, Marco Ponti, ha vinto anche il premio come miglior regista esordiente. Non è un capolavoro il suo film, ma rispecchia bene lo stato del nostro cinema: è un film grazioso, divertente. Niente di più. Cenno finale al vincitore dei nove David a cui era candidato: “Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi. E’ un film di bellezza ascetica, rigorosa, geometrica. In lontananza si sente l’eco di Bresson, di Dreyer, ma anche di Rossellini. Ma ciò che più conta ai fini della nostra analisi è che si tratta di un’opera fuori dal tempo. Non appartenente a nulla che si giri oggi in Italia. In più, non si può dire che Olmi sia un giovanotto, visto che fa cinema da più di quarant’anni. Dove sono i suoi “discepoli”? Dove sono le speranze del cinema italiano per il futuro? Il problema per farla breve è questo, ed è più grave di quanto non si possa pensare. Non c’è ricambio, non ci sono idee nuove, non c’è quasi più sguardo su questo maledetto reale. Siamo contenti per Olmi che se lo merita pienamente il suo successo, ma non possiamo non pensare con un po’ di malinconia all’unico film italiano della stagione capace di creare veri e proprio terremoti della visione. Parliamo di quel “L’uomo in più” (una delle poche sorprese positive della stagione scorsa), riflessione lancinante sulla sconfitta, sulla perdita, sul dolore. Dopo il funerale celebrato stasera, abbiamo bisogno di una nuova nascita. Il nostro cinema è da qui che deve ripartire.CINEMA ITALIANO
miglior film
"IL MESTIERE DELLE ARMI"prodotto da Luigi Musini, Roberto Cicutto, Ermanno Olmi (Cinema11undici), RAICinema, Studiocanal, Taurusproduktionper la regÏa di Ermanno Olmi
migliore regista
Ermanno OLMI"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore regista esordiente
Marco PONTI"SANTA MARADONA"
migliore sceneggiatura
Ermanno OLMI"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore produttore
Luigi Musini, Roberto Cicutto, Ermanno Olmi (Cinema11undici), RAICinema, Studiocanal, Taurusproduktion "IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore attrice protagonista
Marina CONFALONE"INCANTESIMO NAPOLETANO"
migliore attore protagonista
Giancarlo GIANNINI"TI VOLGIO BENE EUGENIO"
migliore attrice non protagonista
Stefania SANDRELLI"FIGLI" (Hijos)
migliore attore non protagonista
Libero DE RIENZO"SANTA MARADONA"
migliore direttore della fotografia
Fabio OLMI"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore musicista
Fabio VACCHI"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore scenografo
Luigi MARCHIONE"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore costumista
Francesca SARTORI"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore montatore
Paolo COTTIGNOLA"IL MESTIERE DELLE ARMI"
migliore fonico di presa diretta
Remo UGOLINELLI"LUCE DEI MIEI OCCHI"
migliore cortometraggio
"NON DIRE GATTO"di Giorgio TIRABASSI

CINEMA STRANIERO
miglior film
"L'UOMO CHE NON C'ERA"di Joel COEN
PREMIO DAVID SCUOLA
"VAJONT"di Renzo Martinelli
DAVID SPECIALI
Liza MINNELLICarlo RAMBALDIFranco ZEFFIRELLI

The Profession of Arms (2001 film)

From Wikipedia, the free encyclopedia
Jump to: navigation, search
The Profession of Arms
(Il mestiere delle armi)
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/d/dc/Mestiere_delle_armi.jpg/220px-Mestiere_delle_armi.jpg
Directed by
Produced by
Written by
Ermanno Olmi
Starring
Music by
Distributed by
Release date(s)
11 May 2001 (Italy)
Running time
105 minutes
Country
Italy
Language
The Profession of Arms (Italian: Il mestiere delle armi) is a 2001 Italian film directed by Ermanno Olmi.

Contents

[hide]

[edit] Plot

In autumn of 1526, the Emperor, Charles V, sends his German landsknechts led by Georg von Frundsberg to march towards Rome. The inferior papal armies, commanded by Giovanni de'Medici, try to chase them in the midst of a harsh winter. Nevertheless, the Imperial armies manage to cross the rivers along their march and get cannons thanks to the maneuvers of its Lords.
In a skirmish, Giovanni de'Medici is wounded in the leg by a falconet shot. The attempts to cure him fail and he dies. The Imperial armies assault Rome.
The film is beautifully but unassumingly set, and shows the hard conditions in which war is waged and its lack of glory. It ends straightforwardly with the declaration made after the death of Giovanni de'Medici by the commanders of the armies in Europe of not using again fire weapons because of their cruelty.

[edit] Awards

[edit] References

  1. ^ "Festival de Cannes: The Profession of Arms". festival-cannes.com. http://www.festival-cannes.com/en/archives/ficheFilm/id/2001909/year/2001.html. Retrieved 2009-10-17. 

[edit] External links

Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi
Certamente, nel cinema italiano di quest'anno, l'opera di Olmi risulta ammirevole per il suo rigore figurativo, per il rispetto assoluto nei confronti della materia trattata e soprattutto per il suo personaggio. Ma non c'è mai partecipazione, non c'è una goccia di sudore, non si avverte mai la prevalenza della carne sulla raffigurazione
http://www.sentieriselvaggi.it/public/articoli/151/Images/mestierearmi.jpgSuscita rispetto e incute timore "Il mestiere delle armi". Rispetto per una progettualità di cinema sempre coerente in Olmi, per un lavoro artigianale che sembra seguire le regole del laboratorio del regista stesso. Timore per la distanza che intercorre tra la materia e lo sguardo, tra la costruzione dell'opera (il lavoro della guerra come il lavoro del cineasta) e il risultato della rappresentazione. Distanza e timore anche per la necessità di trattare la Storia argomento alto in cui le icone (quella di Pietro Aretino, di Federico Gonzaga di Alfonso d'Este e soprattutto di Giovanni de' Medici) prevalgono sul mito. Dentro Il mestiere delle armi si sente il gelo della Morte. Morte già annunciata, in apertura, con l'immagine del feretro di Giovanni de' Medici (con una data precisa in didascalia, il 30 novembre 1526), con le testimonianze sulla sua figura che aprono e sviluppano un'opera già "al passato". Ma morte anche annunciata con un'aspirazione all'inanimazione, all'arresto del movimento e alla fissità dello spazio. Il set prende pallidamente vita dalle cartine geografiche, i personaggi da raffigurazioni su testi d'epoca o da dipinti. Il gelo, la neve, gli ampi e desolati scenari della pianura padana prevalgono sulla battaglia tra le armate delle truppe pontificie (il cui capitano è proprio Giovanni de' Medici) e gli Alemanni. In effetti ciò che penetra dentro Il mestiere delle armi è proprio la fatica della quotidianità (L'albero degli zoccoli, I fidanzati), il lavoro come necessità ("Il posto", "Lunga vita alla signora"). Una visione esistenziale estremamente scarna in cui l'oggettività si mescola talvolta con schegge di un sentimento di fede ("Un certo giorno"). Ma Olmi, coerentemente, non si mette mai in gioco. Il mestiere delle armi apre squarci visivi su un'epoca. Il primo Rinascimento è guardato come tardo Medioevo dove l'uomo, con il suo stesso corpo, è principalmente "macchina da guerra". Certamente, nel cinema italiano che quest'anno sembra guardare "tempi lontanissimi" (il deludente e presuntuoso "I cavalieri che fecero l'impresa" di Pupi Avati, il coraggioso ed essenziale "Gostanza da Libbiano" di Paolo Benvenuti), l'opera di Olmi è ammirevole per il suo rigore figurativo, per il rispetto assoluto nei confronti della materia trattata e soprattutto per il suo personaggio. Ma ne "Il mestiere delle armi" non c'è mai partecipazione, non c'è una goccia di sudore, non si avverte mai la prevalenza della carne sulla raffigurazione (tranne nel finale con le scene dell'agonia di Giovanni de' Medici che creano una violenta frattura rispetto al precedente equilibrio visivo).
Un film pedagogico forte quello di Olmi, che evidenzia tappe fondamentali dell'arte del combattimento (l'invenzione dell'arma da fuoco che ha ucciso Giovanni de' Medici), ma un film in cui si sente tutto il peso del meccanismo che l'ha guidato, che lascia fuori-campo, accennati e abbandonati, un erotismo mai risolto, uno slancio sempre troppo contenuto, un'illusorietà e sfuggevolezza della giovinezza che forse ha rappresentato l'idea e l'utopia più interessante del film. Peccato sia rimasta soltanto un'ipotesi.
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Montaggio: Paolo Cottignola
Musica: Fabio Vacchi
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Francesca Sartori
Interpreti: Hristo Jivkov (Giovanni de'Medici), Sergio Grammatico (Federico Gonzaga, marchese di Mantova), Dimitar Ratchkov (Luc'Antonio Cuppano), Fabio Giubbani (Matteo Cusastro), Sasa Vulicevic (Pietro Aretino), Dessy Tenekedjieva (Maria Salviati de'Medici), Sandra Ceccarelli (nobildonna di Mantova), Giancarlo Belelli (Alfonso d'Este, duca di Ferrara), Paolo Magagna (Francesco Maria della Rovere, duca d'Urbino), Nikolaus Moras (Zorzo Frundsberg)
Produzione: Cinema11Undici/RAI Cinema/Studio Canal+/Taurusproduktion
Distribuzione: Mikado
Durata: 105'
Origine: Italia/Francia/Germania, 2001


In questo film è semplicemente perfetto dalla messa in scena alla scelta degli attori, dai volti degli attori particolarmente intensi ai costumi. Le scene, di cui si lamenta la lentezza ma sono il pregio del film perche permettono di riflettere su quello che ci scorre davanti, sono dei grandi dipinti che ci interrogano e ci fanno entrare nel film, per non parlare delle scenografie di Luigi Marchione e degli attori, su tutti Hristo Jivkov e Sergio Grammatico che sembrano usciti dai ritratti di Bronzino e Tiziano. Hristo Jivkov non avra vinto gli oscar ma è un' attore molto apprezzato non solo per la bellezza, il che non guasta, ma anche per la bravura,infatti sarà protagonista di 2 fiction,"L'inchiesta" di Giulio Base e "Mafalda di Savoia" di Zaccaro,un cortometraggio di Bellocchio "Oggi è una bella giornata",e tre film "The counting house" dei Dipteros,"Volo leggero" o "Fly light" di Roberto Lippolis con la Cucinotta e "In memoria di me" secondo film di Saverio Costanzo. Insomma bravi tutti.


IL MESTIERE DELLE ARMI
(IL MESTIERE DELLE ARMI)


ORIGINE: ITALIA, 2000
GENERE: STORICO
DURATA: 105' min.

ATTORI: Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Dimitar Ratchkov, Dessy Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli

REGISTA: Ermanno Olmi    
DISTRIBUZIONE: Mikado


TRAMA: Joanni de Medici, cavaliere della nobile arte della guerra, a soli 28 anni è capitano di un'armata pontificia. Stimato per la sua esperienza nel "mestiere delle armi" è, ancora in vita, un mito irraggiungibile. Amato dalla buona sorte e ambito dalle donne, sarà tradito dall’introduzione delle armi da fuoco. La morte di un giovane è una bestemmia contro il destino ma molto spesso mostra la stupidità dei comportamenti umani.


SCENEGGIATURA: Ermanno Olmi
FOTOGRAFIA: Fabio Olmi
MONTAGGIO: Paolo Cottignola
MUSICHE: Fabio Vacchi
SCENOGRAFIA: Luigi Marchione




LA CRITICA DI VENETONET

Il mestiere delle armi, ovvero gli ultimi giorni di vita (23-27 novembre 1526) di Joanni De' Medici, detto dalle Bande Nere, valoroso condottiero dell'esercito papale, ferito in battaglia da un colpo d'archibugio sparato dai lanzichenecchi, calati in Italia per ordine dell'imperatore Carlo V; episodio questo, che aprirà a quell'orda di mercenari ferocissimi la via per Roma, saccheggiata nella primavera successiva.
Ma il film in realtà trae più che altro spunto dalla figura di quell'energico comandante, tratteggiata abbastanza sobriamente, per illustrare, e implicitamente condannare, alla maniera sentitamente cristiana di Olmi, gli effetti della guerra sulla popolazione civile, vera e principale vittima dei conflitti d'ogni tempo e luogo: la fame, la povertà, la solitudine...
Il tutto immerso in una scenografia quanto mai adatta, dai colori ora bui e tenebrosi - quelli delle notti nebbiose e fredde della pianura padana - ora lividi e inconsistenti, presagio di morte - la neve sui campi prima delle battaglie, le tetre armature indossate dagli uomini di Joanni,e brunite su suo ordine per mimetizzarsi dagli assalti notturni. Completa e sottolinea quest'atmosfera desolata, laddove la desolazione è quella dell'anima piu' che quella del paesaggio, una musica dai toni inquieti e dissonanti.
Il mestiere delle armi è però anche una rivisitazione in chiave polemica del Rinascimento, tanto spesso enfatizzato come epoca di cambiamenti artistici e culturali, qui ricordato invece come la triste era in cui le armi da fuoco iniziarono a prendere il sopravvento su quelle tradizionali: segnando così la fine della cavalleria medievale,codice d'onore - almeno a parole - prima ancora che corpo militare, e cambiando per sempre il mestiere delle armi.
Fim godibile, da vedere, anche se tende a languire nell'ultima parte, quella dedicata all'agonia di Joanni sul suo letto di morte.


Carlo Asili
The Profession of Arms is a 2001 Italian film directed by Ermanno Olmi.
Plot
In autumn of 1526, the Emperor, Charles V, sends his German landsknechts led by Georg von Frundsberg to march towards Rome. The inferior papal armies, commanded by Giovanni de'Medici, try to chase them in the midst of a harsh winter. Nevertheless, the Imperial armies manage to cross the rivers along their march and get cannons thanks to the maneuvers of its Lords.
In a skirmish, Giovanni de'Medici is wounded in the leg by a falconet shot. The attempts to cure him fail and he dies. The Imperial armies assault Rome.
The film is beautifully but unassumingly set, and shows the hard conditions in which war is waged and its lack of glory. It ends straightforwardly with the declaration made after the death of Giovanni de'Medici by the commanders of the armies in Europe of not using again fire weapons because of their cruelty.
Awards
·         9 David di Donatello Awards (Best Film - Best Director: Ermanno Olmi - Best Screenplay: Ermanno Olmi - Best Producer: Luigi Musini, Roberto Cicutto and Ermanno Olmi - Best Production Design: Luigi Marchione - Best Cinematography: Fabio Olmi - Best Costume Design: Francesca Sartori - Best Editing: Paolo Cottignola - Best Music: Fabio Vacchi)
·         3 Nastro d'Argento Prizes (Best Production Design: Luigi Marchione - Best Cinematography: Fabio Olmi - Best Costume Design: Francesca Sartori)
·         Palme d'Or (nominated) - 2001 Cannes Film Festival
IO, LORO E LARA

di: Carlo Verdone
http://www.spietati.it/public/io-loro-e-lara.jpg
Produzione: Italia
2009   
Genere: Commedia
durata: 115'
Interpreti: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuti, Marco Giallini, Angela Finocchiaro, Sergio Fiorentini, Olga Balan, Agnese Claisse, Tamara Di Giulio
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Francesca Marciano
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Tatiana Romanoff
Colonna Sonora: Fabio Liberatori
TRAMA

Padre Carlo, missionario in Africa, torna a Roma per un periodo di riposo e meditazione in famiglia. Trova il padre sposato alla badante moldava e i fratelli sull'orlo di svariate crisi. In più c'è una giovane donna turbulenta e misteriosa...


RECENSIONI
Stasera a casa di Lara
Dopo il comico puro di Grande grosso e Verdone, il Carlo nazionale torna alla commedia con blande sfumature drammatiche, e se il risultato è superiore a quelli degli ultimi anni (specie al tremendo Il mio miglior nemico), l'opera non convince del tutto.
La crisi di mezz'età, che sia fisica, spirituale o professionale, non è certo un tema nuovo per il regista, come del resto non lo sono le nevrosi, i tic e la superficialità dei personaggi di contorno e la presenza di una dark lady sotto sotto dannatamente angelica. In
Io, loro e Lara si danno convegno gli spunti dei più riusciti film di Verdone, da Io e mia sorella (citato quasi letteralmente nel rapporto fra il prete e la psicologa) a Maledetto il giorno che t'ho incontrato (cui fanno pensare l'incipit, con il montaggio parallelo degli interrogatori cui vengono sottoposti padre Carlo e Lara, e il personaggio femminile che irrompe quasi con violenza nella vita del protagonista), fino a Sono pazzo di Iris Blond (il rapporto pigmalionico "al contrario", in forza del quale Lara guida il fratello acquisito alla scoperta degli aspetti meno edificanti della vita secolare). Il riciclo è svolto con un certo gusto e con maggiore inventiva rispetto, ad esempio, all'ultimo Woody Allen, ma assorbe nondimeno una parte cospicua delle energie di Verdone, che dimentica di dare consistenza ai personaggi secondari (abbastanza deprimenti le due adolescenti emo, che sembrano uscite da uno sketch televisivo, ma il top - per così dire - spetta al fratello disordinatamente cocainomane), di togliere rigidità ai dialoghi (quelli con i famigliari vedono il protagonista regolarmente "accerchiato" e puntualmente costretto al silenzio) e di predisporre uno scioglimento non dico plausibile, ma coerente con le premesse "serie" e vagamente lugubri (l'amplesso fatale) poste dalla prima parte. E invece il mistero di Lara si chiarisce prima ancora di essersi delineato (la telefonata volenterosamente depistante), gli screzi si ricompongono un po' troppo alla svelta e la pace familiare torna a regnare su tutto e tutti. E non bastano una sequenza perfettamente congegnata come quella del pranzo "riparatore", magnifico esempio di come tutto possa andare per il verso giusto (che poi nello slapstick è quello sbagliato) anche se gli ingredienti non sono di prima scelta (se si azzecca il ritmo e lo si mantiene senza cedimenti, il più è fatto), e la strizzata d'occhio conclusiva (la famiglia che si "sgretola" sullo schermo del pc) ad affrancare Io, loro e Lara dalla categoria, inevitabilmente malinconica, del "carino".
Superbo il cast, comunque, capitanato da un'Anna Bonaiuto in grande spolvero, e bella l'intensità con cui Laura Chiatti regge i numerosi primi piani a lei dedicati (luminoso, in particolare, quello dell'orazione funebre). Curiosità: sotto il trucco pesante di Aida ritroviamo Agnese Claisse, figlia di Laura Morante, deliziosa e insopportabile pupetta in
Ferie d'agosto di Paolo Virzì.
Stefano Selleri

  
(10/01/2009)



 IO, LORO E LARA: CARLO VERDONE E' UN PRETE MISSIONARIO IN CRISI CON LA FEDE. IL RITORNO DALLA MISSIONE IN AFRICA NELLA PROPRIA FAMIGLIA DI ORIGINE PER RITROVARE SE STESSO E UN PO' DI CONFORTO SARA', AL CONTRARIO, ALQUANTO TRAGICO. E LA COMPARSA DI LARA (LAURA CHIATTI) ALL'ORIZZONTE NON FARA' CHE AUMENTERE LO SCOMPIGLIO

In DVD: Dal 25 MAGGIO
Dal 5 GENNAIO

"L’idea... di un sacerdote missionario, da dieci anni in Africa, che è costretto a rientrare a Roma in seguito ad una lenta ed inesorabile perdita della fede, mi sembrava un ottimo tema anche se delicatissimo. E se il consiglio che riceve, con buon senso dai suoi superiori, è quello di prendersi una 'pausa di riflessione' tornando a vivere per un mese dalla sua famiglia vera, ecco che il soggetto comincia a delinearsi più chiaramente facendo presagire colpi di scena e forti contrasti... Credo che la forza del film risieda nel far entrare un sacerdote 'moderno' all’interno dei problemi attuali di una famiglia e di coinvolgerlo fino alle estreme conseguenze che lo porteranno ad agire in situazioni veramente imbarazzanti con fatica improba. E alla fine
fargli compiere una specie di 'miracolo': quello di creare un clima di tolleranza, di buon senso e di concordia in tutti. Il messaggio finale del film è chiaro, commovente ma liberatorio. Perché è un’immagine che tutti noi vorremmo vedere nel nostro nucleo famigliare e nella società d’oggi. E sicuramente in Carlo, dopo essersi imbattuto nelle nevrosi del mondo 'occidentale', così sbandato ed effimero, la voglia di tornare da dove è partito, dove i problemi sono veri e pesanti, si fa sempre più pressante...
".
Il regista, co-soggettista, co-sceneggiatore e attore Carlo Verdone

(Io, loro e Lara ITALIA 2009; commedia; 115'; Produz. Warner Bros.; Distribuz.: Warner Bros.)
Locandina italiana Io, loro e Lara
Rating by
Celluloid Portraits:
http://www.celluloidportraits.com/images/punto.pnghttp://www.celluloidportraits.com/images/punto.pnghttp://www.celluloidportraits.com/images/punto.pnghttp://www.celluloidportraits.com/images/mezzopunto.pnghttp://www.celluloidportraits.com/images/zeropunto.png

Trailer
Titolo in italiano: Io, loro e Lara
Titolo in lingua originale: Io, loro e Lara
Anno di produzione: 2009
Anno di uscita: 2010
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano e Pasquale Plastino
Soggetto: Carlo Verdone, Francesca Marciano e Pasquale Plastino.
Cast: Carlo Verdone (Carlo Mascolo)
Laura Chiatti (Lara)
Anna Bonaiuto (Beatrice Mascolo)
Marco Giallini (Luigi Mascolo)
Sergio Fiorentini (Alberto Mascolo)
Angela Finocchiaro (Elisa Draghi)
Olga Balan (Olga)
Agnese Claisse (Aida)
Tamara Di Giulio (Eva)
Cristina Odasso (Mirella Agnello)
Giorgia Cardaci (Francesca)
Marco GUadagno (Padre Giulio)
Roberto Sbaratto (Padre Savastano)
Loukoula Letizia Sedrick Boupkouele (Madou)
Antoinette Kapinga Mingu (Sofia)
Nimata Carla Akakpo (Hakira)
Gianfranco Mazzoni (Signor Gallone)
Valeria Ceci (Signora Gallone)
Marco Minetti (Venditore autosalone)
Musica: Fabio Liberatori
Costumi: Tatiana Romanoff
Scenografia: Luigi Marchione
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scheda film aggiornata al: 27 Maggio 2010

poi arriva Lara

"Io, loro e Lara" la nuova commedia dolce amara del regista Carlo Verdone. Dimenticate i cinepanettoni: si ride senza volgarità e non mancano le riflessioni.




Carlo Verdone abbandona i personaggi grotteschi e stereotipati che hanno caratterizzato alcuni suoi film e torna alla commedia seria. In questa sua ultima fatica non si fa più rappresentante della borghesia un po’ coatta di Roma, ma indossa l’abito talare. L’“Io” del titolo è Carlo Mascolo, missionario che vive in un villaggio africano.
Nonostante i numerosi impegni, però, inizia a soffrire di una crisi spirituale che lo porterà a casa, a Roma, per parlare con i suoi superiori. Saranno proprio questi ultimi a consigliargli di passare un po’ di tempo in famiglia, “loro”.


L’accoglienza non è delle migliori: il padre, capello tinto e ringiovanito di dieci anni, si è sposato con la badante ucraina Olga; i fratelli, un broker cocainomane e una psicologa fuori di testa abbandonata dal marito, le hanno dichiarato guerra perché, a quanto pare, sta facendo di tutto per far morire il marito prima del tempo (corsi di ballo latino americani, abolizione delle medicine). Il già confuso Carlo deve così abbandonare momentaneamente i suoi problemi per cercare di sedare le liti famigliari.
E poi ovviamente c’è Lara, guida turistica che di notte si spoglia davanti alla web cam, ma che ostenta un’aria da educanda con l’assistente sociale.
Come entrerà a far parte della vita della famiglia Mascola, Carlo Verdone non lo racconta, preferisce che rimanga una sorpresa. Si sa solo che gli effetti saranno sorprendenti: non mancheranno risate e gag divertenti, ma il regista ci tiene a ribadire che questo film è soprattutto una riflessione sul mondo odierno, sulla perdita dei valori e sull’intolleranza, con un finale “che è il migliore che abbia mai girato”.
http://www.wuz.it/mm/4066/00285955_b.jpg



Un film corale
, in cui tutti sono protagonisti, girato quasi esclusivamente in interni e con un impianto fortemente teatrale. Il regista è, infatti, tornato agli studi di Cinecittà, dove non metteva piede dal 1991, quando aveva diretto Margherita Buy in Maledetto il giorno che t'ho incontrato, storia sempre di nevrosi e psicanalisi.
Nel cast oltre a Verdone, per una volta in un ruolo molto misurato, Marco Giallini, Anna Bonaiuto, Angela Finocchiaro e “il più bel primo piano del cinema italiano”, l’attrice Laura Chiatti, con cui Verdone voleva lavorare da tempo. Perno cui ruotano tutti attorno, la sua Lara è divertente, buffa ma anche molto misteriosa e complessa. Di lei non si sa quasi nulla.
Per scoprirlo non ci resta che andare al cinema dal 5 Gennaio 2010.


CAST ARTISTICO
http://www.wuz.it/mm/4066/00285963_b.jpg
Carlo Verdone - Carlo Mascolo
Laura Chiatti - Lara
Anna Bonaiuto - Beatrice Mascolo
Marco Giallini - Luigi Mascolo
Sergio Fiorentini - Alberto Mascolo
Angela Finocchiaro - Elisa Draghi



CAST TECNICO


Regia di Carlo Verdone
Sceneggiatura Carlo Verdone, Carlo Plastino, Francesca Marciano
Montaggio  Claudio Di Mauro
Scenografie
Luigi Marchione
Fotografia Danilo Desideri
Costumi Tatiana Romanoff


07 gennaio 2010

Di Jessica Fornasari


Io, loro e Lara: cast

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone,  Francesca Marciano, Pasquale Plastino
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Tatiana Romanoff
Musica: Fabio Liberatori
Durata: 115 minuti
Italia, 2010

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carlo Mascolo: Carlo Verdone
Lara: Laura Chiatti
Beatrice Mascolo: Anna Bonaiuto
Luigi Mascolo: Marco Giallini
Alberto Mascolo: Sergio Fiorentini
Elisa Draghi: Angela Finocchiaro


Io, loro e Lara di Carlo Verdone
Io, loro e Lara
di Carlo Verdone
con Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini, Angela Finocchiaro





Link


film designer, production designer, art director
scenografo italiano, cinema italiano

Luigi Marchione scenografo italiano. Ha progetatto scenografie per film per il cinema , televisione  e teatro. registi, cinema italiano, teatro, pittura

art director & film designer, scenografo cinema italiano

Ha realizzato scenografie per il teatro e per l'Opera. FRANCESCA ZAMBELLO, TEATRO DELL’OPERA DI ROMA LUCA RONCONI , TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, Teatro LA SCALA DI MILANO. Ha firmato numerose scenografie teatrali fin dal 1988.

SCENOGRAFO CINEMA ITALIANO

Progettazione scenografica per rilevanti produzioni cinematografiche italiane.
Ha collaborato con diversi registi, tra cui Alessandro D’Alatri, Carlo Verdone, Francesca Archibugi, Giovanni Veronesi. Con Ermanno Olmi ha progetatto le scenografie per il “Il Mestiere delle Armi” (premi / awards: David Di Donatello 2002 Silver Ribbon 2002 Capitello D'Oro 2002 Sannio Film Festival); e “Cantando dietro i paraventi” (premi / awards: Comunicazione e Arte 2004, David Di Donatello 2004 Silver Ribbon 2004 Capitello D'oro 2004 Diamanti al Cinema 2004 Scenografia e Giornalismo 2004) set designer, set decorator. Nell’art direction per “Modigliani” regia di M. Davis, nomination Satellite Award Outstanding Art Direction 2003, premio qualità Ministero dello Spettacolo. Premio Dante Ferretti Italian Film Festival 2005.

SCENOGRAFO, ARTE, PITTORE

Realizza opere pittoriche. Mostre a Roma. Vedi alcune opere pittoriche , bozzetti e visual design         di Luigi Marchione. 
english version production designer   art director film design cinema italiano scenografia per teatro   bozzetti, visual concept pittura